Che ho da sempre avuto qualche buon contatto coi cavalli devo avervelo già accennato: anche se ho rapporti più profondi e lineari con i cani, questi animali hanno occupato un posto speciale tra i miei interessi fin da quand’ero molto piccolo. Quindi, come mio solito, sia dal vivo che sui libri, li ho studiati e credo di sapere ormai qualcosa sul loro conto.
E come perdere allora l’occasione di proporvi qualche lettura “con gli zoccoli”, anche qui? Ottimo, allora partiamo… galoppando indietro nel tempo, fin quasi agli albori della civiltà umana.
Avete capito bene: se si vuole parlare oggi di tecnica equestre, cura del cavallo e psicologia equina con fondamenta solide, non si può che partire con i propri studi dal IV secolo a.C., accompagnati dalle parole di Senofonte, lo storico greco esperto di tattica militare e scrittore di vasti interessi, che ci ha regalato lo spunto de L’arte della cavalleria.
Perì Hippikès per chi sa il greco antico (il mio è a rischio ruggine, ma a regola nemmeno troppo), è un vero e proprio manuale pratico di equitazione destinato al giovane cavaliere, ma soprattutto un piano di lavoro dalla parte del cavallo, rivolto al suo benessere non solo in qualità di mezzo di trasporto in pace e in guerra, ma anche come vero e proprio aristocratico compagno intelligente del suo (altrettanto aristocratico) padrone. Sarà quindi pure un testo asciutto e di poco valore per i veri studiosi della bella letteratura greca, ma per chi ama i cavalli, il loro comportamento e il loro addestramento, è un vero tesoro a cui è impossibile rimanere indifferenti.
Si dice spesso che gli antichi insegnano, e in questo caso, niente di più vero. Molte fonti raccontano di come storicamente la doma dei cavalli sia stata una pratica al limite della pericolosità e brutalità, tanto per il paziente animale quanto per l’umano che regge le redini, mentre qui, la voce di quasi duemilaquattrocento anni fa ci racconta di una delicatezza e di un metodo che quasi sorpassano anche i lavori dei più illuminati addestratori dei nostri giorni.
< La regola e la pratica migliore per gestire un cavallo è quella di non avvicinarsi mai a lui con collera. La collera è infatti un atteggiamento sconsiderato, al punto che spesso costringe a fare cose di cui pentirsi. Forzarlo con delle percosse accresce solo la sua paura […] Nessun eccesso è mai piacevole, sia per l’uomo che per il cavallo >.
Qualche piccolo riferimento superficiale e ovviamente “superato” Senofonte lo fa di sicuro, soprattutto nella prima parte del trattato dedicata all’ippognostica e all’anatomia del cavallo, ma per il resto, direi che merita grandi lodi in fatto di buon senso e conoscenza della psicologia animale: arriva addirittura a enunciare prima del tempo alcuni principi fondamentali di scienza del comportamento, come rinforzo e punizione, desensibilizzazione e controcondizionamento… tutti processi fondamentali da conoscere e applicare quando si lavora con qualsiasi animale.
< Allo stalliere deve essere ordinato di condurlo in mezzo alla folla, di farlo familiarizzare con ogni tipo di viste e di rumori, e se il puledro mostra segni di paura di fronte ad essi, egli deve insegnargli – con modi dolci, non aspri – che non c’è nulla di cui preoccuparsi […] Si deve fare in modo che il luogo in cui il cavallo è costretto a lavorare sia anche quello in cui riceve sollievo […] È corretto anche svolgere gli esercizi a volte in un luogo, a volte in un altro >.
L’obiettivo di Senofonte è spiegare come si addestra al meglio un cavallo che possa fare una gran figura anche nello spettacolo della parata militare, ed ecco a proposito il suo consiglio fondamentale per potersi presentare con il proprio animale nelle sue migliori condizioni.
< Riteniamo […] che la migliore delle lezioni, come diciamo sempre, si abbia […] ogni volta che, avendo fatto qualcosa secondo i desideri del cavaliere, il cavallo ottiene qualche ricompensa […] Infatti le cose che un cavallo fa sotto costrizione […] non sono né capite né belle a vedersi, e non sono migliori di quelle che farebbe un ballerino che venisse sferzato e pungolato >.
Grazie alla grande sensibilità dell’Autore, il messaggio che passa è che pazienza e premio devono vincere sui modi bruschi e sulle punizioni, pur restando ovviamente necessaria una certa dose di fermezza e disciplina con il nostro potente compagno a quattro zampe.
Anche a proposito degli strumenti del mestiere, i consigli di utilizzo sono illuminanti nella loro semplicità e farebbero da buon esempio anche a troppi moderni addestratori che danno battaglia a priori contro questo o quello strumento d’addestramento: questi ultimi restano infatti oggetti inanimati, affidati alle mani di chi li usa, sia che si tratti di morsi e fruste usati per i cavalli, che ad esempio di collari o imbraghi per cani.
< Quanto ai morsi, quelli dolci sono più indicati di quelli severi, ma se ne viene messo uno severo, dovrà assomigliare ad uno dolce per la leggerezza della mano >.
I discorsi sono sempre quelli e… letteralmente da migliaia di anni, vero?
Arrivando ora a conclusione ed evitando inutili polemiche, se avrete modo di leggere questa edizione curata da Giuseppe Cascarino, qui vi consiglio di leggere anche la sua introduzione: non solo farete un bel ripasso di storia greca (se come me, sul tema avete un discreto numero di buchi nella memoria), ma scoprirete anche una grande quantità di nozioni fondamentali per comprendere la storia della relazione tra uomo e cavallo: sapevate ad esempio che il cavallo montato ha una storia molto più breve e intricata rispetto al cavallo da tiro e da soma, sia in contesto bellico che civile? E che molte e diverse erano le divinità originariamente associate al cavallo, simbolo di nobiltà e potenza, in origine provenienti dall’Est, proprio come il nostro compagno animale dalla bella criniera?
Saranno poi tanti anche gli approfondimenti sulla nomenclatura originale, sulla geografia antica riguardante uomini e animali, sulla storia dell’arte legata alla disciplina equestre.
Inoltre, per gli appassionati di storia militare (delle cui fila non ho mai fatto parte, ammetto), questa edizione de L’arte della cavalleria contiene anche il suo testo “fratello”, Il manuale del comandante della cavalleria: ma questa – non essendo di fatto “cosa di bestie” – è proprio un’altra storia.


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