Omar López Mato, “Bestiario dei tempi moderni”

Lettura veloce e non particolarmente impegnativa, questo libretto del 2007 (pubblicato da Odoya nel 2013) non è per questo povero di belle informazioni, sul conto di tanti tra i più e meno famosi animali che hanno accompagnato noi umani nella storia, dall’antichità ai giorni nostri.
Bestiario dei tempi moderni è infatti una simpatica carrellata di personaggi non umani, tutti col loro nome e le loro avventure da raccontarci, in un ordine che va di specie in specie.

Jumbo, nome indubbiamente da pachiderma, era un vero elefante africano, celebrità dell’epoca vittoriana e ambito trofeo per circhi e zoo d’Inghilterra e Stati Uniti, dalla grandezza incredibile e… soggetto al mal di denti, come tanti suoi simili zannuti. Bestioni tanto amati dal grande pubblico e a modo loro affezionati ai loro guardiani, eppure non sempre compresi, talvolta addirittura maltrattati.
Questi gli elefanti, ma anche i cavalli, tra i quali si distinguono però lo straordinario Marocco e il suo abile amico umano, oltre ai due fedeli e resistenti cavalli viaggiatori di nome Gatto e Macchia.
Non mancano poi ovviamente le star dello spettacolo nel senso più vario del termine, equine, canine e… suine: questo bel libretto rende giustizia anche all’oscura intelligenza dei maiali, pur non nascondendo la loro pessima fama nel corso della storia. Da una parte troviamo infatti Toby il maialino saggio (magistralmente addestrato, pare) e dall’altra suini giustiziati come criminali per la loro ingordigia o con l’accusa di omicidio… da torme di umani strani, che ora rifuggono l’animalità e ora cedono al tranello dell’antropomorfizzazione, che non ha risparmiato proprio nessuna categoria animale.

Omar López Mato, scrittore argentino di amplissimi interessi culturali (di cui potete trovare altre informazioni qui), è sicuramente un grande appassionato di animali come tutti noi, e sono davvero gradevoli i suoi racconti, anche se magari non ci si deve aspettare informazioni tanto dettagliate tecnicamente… da zoologi o storici “formali”, insomma. Io ammetto di aver trovato un paio di imprecisioni, come il riferimento errato alla razza di Teddy, il primo grande cane attore dei film muti, che non era un Labrador bensì un Alano.

Una fotografia di Teddy, l’Alano attore.

Nel complesso però questo libro ve lo consiglio volentieri: è sempre bello – anche se ogni tanto un po’ doloroso – poter fare i conti con tutta l’evoluzione di rapporti che hanno caratterizzato il contatto tra uomini e animali, dalla cultura popolare fino a quella scientifica ed umanistica. Personalmente poi, ho apprezzato in particolare certi spunti linguistici sull’origine dei nomi di alcuni animali, e qualche curioso fatto sui gatti, specie animale che confesso di conoscere veramente poco.
E voi ad esempio, lo sapevate che anche il Profeta Maometto era un grande amante dei nostri fieri, piccoli felini domestici?

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