Pierre Jouventin, “Cuore di lupa”

La lupa Kamala è diventata parte della famiglia dell’etologo francese Pierre Jouventin quand’era solo una pallina di pelo, nel lontano 1975: adottata come un qualunque cucciolo randagio, altrimenti avrebbe fatto una brutta fine, essendo una presenza di troppo nel branco già costituito allo zoo di Montpellier. Da quel giorno, lo studioso ha dovuto vincere le sue comprensibili resistenze sull’addomesticare un animale selvatico, e ha deciso di lanciarsi in questa impresa: da una parte per curiosità personale, dall’altra nel tentativo di svelare scientificamente certi interrogativi sulla natura del Canis lupus.

Dopo anni di riflessione e arricchimenti di contenuto, ecco che dal 2013 (per i tipi di Sperling & Kupfer), gli appunti dell’etologo si traducono in questo saggio che dà voce a Jouventin e alla sua amica lupa, rivelandoci una ricchezza straordinaria di spunti sul comportamento animale, ma anche su quello umano, con tanti rimandi filosofici ed ecologici che meritano sinceramente la nostra attenzione di lettori.

Il lupo, animale ora odiato e ora ammirato fin dall’alba della civiltà umana, per quanto possa incutere un giustificato timore come potente carnivoro predatore, nient’altro è che il cugino prossimo del nostro amico cane, se non proprio il suo progenitore. Dunque… lo si può davvero addomesticare, insomma renderlo cane? Sicuramente sono cambiati i tempi, tanto che un esperimento del genere ad oggi sarebbe addirittura qualcosa di illecito e l’Autore non manca di ricordarcelo, ma alla fine l’etologo ci suggerisce che sì, il lupo può integrarsi piuttosto bene nella famiglia umana. Un animale così sociale non soffre nemmeno le ristrettezze di un appartamento cittadino, come dimostra la casalinga Kamala, ricordata mentre trotta per il salotto di casa Jouventin, divenuto il suo territorio: del resto, non c’è molta differenza tra la casa devastata dalle esuberanti unghiate della lupa tra porte, stipiti e muri, e la caverna dei nostri antenati e dei loro compagni proto-cani. 
Fuori discussione è però che questo deve restare un esperimento scientifico (quindi riservato solo agli zoologi), siccome già sappiamo di tanti creduloni che si fanno ammaliare dall’idea dei lupi domestici come “supercani” e mettono nei guai loro e gli stessi animali.

Uno dei tratti che ho gradito di più di questo libro è lo spirito metodico con cui Jouventin passa in rassegna in parallelo tanto la storia dell’uomo quanto quella degli animali (lupo e cane in particolare): direbbe lui, che ha cercato la bestia nell’uomo, ora stravolgendo e ora no i punti di vista tra le due (presunte) categorie. Nella storia, nella filosofia, e non solo nel suo campo scientifico di zoologo, etologo ed ecologo: da questa fusione di discipline, comunque ordinata, finiamo per renderci conto che abbiamo un certo debito verso il mondo animale (in gran parte dovuto al primato delle filosofie umanistiche), ma anche che in tanti si sono prodigati per conoscere i segreti dei nostri compagni non umani, fin dai tempi antichi. Così, tra queste pagine scopriamo le acute favole di La Fontaine opporsi alla fredda dottrina di Cartesio e Hobbes, mentre il letterato Victor Hugo si fa notare come appassionato zoofilo non meno di Charles Darwin, il naturalista. 

Primati e canidi quindi, alleati letteralmente dalla caverna all’appartamento.
Strana accoppiata, si direbbe: così lontana dal punto di vista genetico, eppure… alla base del binomio forse più iconico sulla Terra, uomo e cane.
Non uomo e scimpanzé, in effetti: sarà che noi esseri umani, che siamo primati via via sempre più civilizzati, e i nostri cani (fondamentalmente lupi domestici) ci completiamo in positivo, mentre con le scimmie finiremmo per condividere fin troppo… nei difetti? Probabile, e quel che i canidi come Kamala e non solo ci insegnano, è il lato duro e positivo allo stesso tempo di cooperazione e altruismo, uniti ad una fine strategia di caccia che non è mera distruzione bensì partecipazione attiva ed equilibrata nel cerchio della vita.

L’uomo è nato cacciatore, e così ha stabilito un patto di cooperazione con il lupo (già sulla via della trasformazione in cane), proprio grazie alla condivisione della stessa strategia di sopravvivenza, basata sulla caccia in gruppo.
Eppure, mentre lupo e cane sono rimasti fedeli a loro stessi e al loro posto nella natura, già dalla rivoluzione agricola del Neolitico l’uomo si è trasformato in un rapace distruttore e accumulatore, fino ad arrivare ai danni evidenti che la nostra specie ha causato al Pianeta nei tempi moderni: per questo allora, anche oggi sarebbe istruttivo prendere esempio dalla filosofia di vita dei nostri più intimi compagni pelosi, sia che si tratti di quelli selvaggi che si aggirano per le lontane foreste sulle tracce di cinghiali e caprioli, sia che siano quelli che accanto a noi sonnecchiano sul tappeto in attesa della prossima corsetta al parco.

Direi che l’unico neo di questo libro così chiaro, semplice e corposo allo stesso tempo, è il dilemma irrisolto che riguarda il ruolo dei cani da caccia: l’Autore, pure cinofilo, quando racconta dei suoi cani parla quasi solamente di razze da pastore… mentre per contro tende a criticare molti tratti dello stile di vita agro-pastorale, opposto a quello tradizionale e probabilmente più sostenibile per la Terra, tipico dei cacciatori-raccoglitori (e dei loro compagni e ausiliari canini). Questo, a mio parere, potrebbe essere un bello spunto di riflessione, insolito e quasi “nuovo” per chi studia l’ecologia e (come tutti noi), nutre anche una sincera passione tanto per l’affascinante Canis lupus, quanto per il nostro fedele Canis familiaris.

In conclusione, ecco una citazione da questo libro, forse non troppo originale, ma che mi sembra giusto ricordare, per tutti coloro che trovano utile e interessante affacciarsi allo studio della lingua delle bestie

< Gli uomini sognano da sempre di entrare in rapporto con gli extraterrestri. Ma cosa ce ne facciamo di improbabili marziani quando potremmo molto facilmente capire le specie diverse dalla nostra che abbiamo qui sulla Terra, e persino dialogare con esse? >.

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