Accanto a Il mistero del cane, ecco un’altra piccola storia cinofila che mi accompagna con piacere fin dalle scuole elementari. Opera della scrittrice austriaca Renate Welsh, la sua prima edizione data 1993 ed è un racconto per bambini davvero alle prime armi con la lettura: io ricordo di averlo letto intorno alla seconda elementare. Un libretto breve breve e giustamente semplice, ma ricco di significati profondi, che in fondo possono piacere e servire anche ai “bambini cresciuti”, ai grandi.

Il protagonista della storia è David, un bambino dell’età dei lettori: per come è ritratto nelle illustrazioni, con i suoi capelli biondi e i suoi occhialini dalla montatura rotonda, col sorriso compiaciuto che guarda il cagnone al suo fianco, ricordo di una maestra che mi disse che mi somigliava e… forse, era piuttosto vero!
David è un bambino insicuro: non che io fossi l’immagine della forza d’animo già all’epoca, ma il nostro giovane protagonista teme le angherie di un gruppo di bulletti più grandi di lui, problema che per fortuna mi è stato risparmiato, specie ai tempi della scuola elementare. Da disagi diversi però, finiamo per esser stati accomunati da una cosa, io e David: tutti e due abbiamo avuto (almeno) un cane immaginario al nostro fianco.
Vicino a David c’è Hannibal, un grosso cane da difesa dal pedigree eterogeneo, che possa appunto difenderlo dalle attenzioni sgradite, mentre accanto a me c’è stato un piccolo elenco di atletici, docili quadrupedi che potessi veder correre e giocare a palla al posto mio (e insieme a me). Dei miei cani immaginari non ricordo i nomi, ma so che sono stati almeno quattro: due cani pezzati bianco-marroni (rispettivamente una sorta di bracchetto e qualcosa di molto simile a un Collie, e due Golden retriever, maschio prima e femmina poi).
David si sente più sicuro avanzando verso la scuola col guinzaglio a tracolla e Hannibal che trotterella nei paraggi pur non facendosi vedere: allo stesso modo io ero più spensierato e speranzoso disegnandomi bello dritto senza tanti appoggi per reggermi in piedi, ma anzi col guinzaglio del mio compagno canino ben saldo tra le mani. Peccato che, sia per me che per David, i nostri amici a quattro zampe sono dovuti rimanere a lungo nel mondo dei sogni: nel suo caso per via di un fratellino allergico, nel mio della semplice e comune scarsa volontà dei grandi di prendermi un cane (e anche dopo, di capire come si potesse puntare a un cane ausiliare veramente adatto a me).
I racconti di David sul conto di Hannibal presto attirano la curiosità dei compagni di classe, e lui recita davvero bene nel suo sogno (molto meglio di me, ammetto), e con una franchezza commovente riesce anche a dare un epilogo toccante alla storia del suo cagnone dall’aura misteriosa (del resto, come in ogni racconto cinofilo che si rispetti). Con la sua fantasia e passione David unisce a lui la classe, la maestra, l’amichetta Saliah e perfino il nemico-amico Hajo, tra i temuti ragazzini più forti e robusti di lui: proprio con quest’ultimo anzi, il molosso immaginario fa da magico ponte e crea le basi per trasformare la reciproca diffidenza in una sincera amicizia. “Mezzo cane, mezzo fratello” diventerà il loro patto, ma… per scoprire in cosa consiste questo curioso accordo, ora invito i piccoli lettori a intraprendere questa lettura!

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