Una domenica di qualche anno fa, ricordo di esser stato troppo impegnato per fare, come da tradizione, il mio giro al vicino mercatino dei libri usati. Poco importava, per quella volta ci sarebbe passata mia mamma durante la passeggiatina pomeridiana del vecchio Clint.
“Ho trovato questo”, mi dice al ritorno, e mi lascia sulla scrivania un librone vecchio e spesso, con la copertina rigida rosso porpora e senza nemmeno quella esterna protettiva, sicuramente più variopinta: per un euro… all’apparenza, niente di che.
Titolo: Strani pazienti. Ovviamente si tratta di animali.
Chi narra le sue avventure è tale J.Y. Hederson, che ho poi scoperto essere nientemeno che lo storico veterinario del famoso circo americano Ringling Bros. e Barnum & Bailey! Ecco quindi che mi sono lanciato nella lettura col massimo entusiasmo e l’ho letto in meno di una settimana, ringraziando mia mamma – e il destino – per la gradevolissima sorpresa, e intanto maltrattando il già anziano volume a colpi di matita e sottolineature.

Le vicende del dottor Henderson si svolgono nell’arco degli anni Quaranta del secolo scorso, roba piuttosto vecchia in effetti: l’edizione italiana è del 1954, casa editrice Baldini e Castoldi. Inoltre, a proposito del tema, non travisate: io non sono mai stato un grande fan del circo, men che meno dei numeri con gli animali (specialmente se selvatici), eppure ammetto di avere una tendenza irrefrenabile a farmi incuriosire da tutti i campi che trattino di cooperazione tra uomini e animali. Quindi, questa storia sul circo e i suoi animali mi è sembrata un’ottima base per approfondire un campo di cui si parla fin troppo poco e sul quale girano anche un certo numero di pregiudizi.
Anche il dottor Henderson parte come estraneo al mondo circense: fin da bambino è un patito di cavalli, ma più che altro per via del ranch di suo padre… e sarà spesso diffidente verso le tante “belve selvatiche” che si vedrà costretto a curare nonappena gli sarà offerto appunto, il posto di lavoro al circo.
Da queste premesse però, ci guida nel suo stesso percorso di scoperta di un mondo davvero strano, ma affascinante.
La prefazione del vecchio libro è assolutamente tecnica, come la traduzione in italiano dall’inglese: tutto curato dal prof. Iginio Martini, presidente della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Milano. Questo racconto non è infatti solo una autobiografia, ma anche un ricchissimo compendio di spunti, tanto sulla gestione degli animali più diversi a contatto con l’uomo, quanto sulla veterinaria e soprattutto a proposito di psicologia animale.
Certe definizioni e descrizioni degli animali saranno di sicuro datate, ma questo gradevole racconto svela come già ai tempi ci fosse, sia da parte del veterinario che da parte di guardiani e domatori, una marcata attenzione a carpire la natura e le sfumature mentali dei pazienti o colleghi di lavoro non umani, certamente “prigionieri”, ma anche compagni di vita e per certi versi “amici” preziosi.
Che senso avrebbe, in effetti, per un domatore voler male alle proprie tigri, sferzarle a sangue e presentarle al pubblico come animali mal curati e terrorizzati? Senza dubbio i domatori crudeli ci sono sempre stati, e non nascondo che personalmente trovo la doma delle fiere una pratica assolutamente fuori dai tempi e troppo rischiosa sia per gli umani che per gli animali coinvolti, eppure rimango ammirato soprattutto dal personaggio di Damoo Dhotre, “l’uomo degli animali selvaggi”, domatore di grandi felini.
Nel libro vengono citati alcuni nomi noti di domatori storici, ma all’indiano di cui sopra viene dedicata una buona parte dei racconti che illustrano i processi di doma, e a buon diritto: si scopre infatti in lui una capacità di osservazione quasi da etologo, appassionato lettore del linguaggio delle sue strane amiche belve, studioso del loro comportamento e delle loro abitudini. Quando ha a che fare con un nuovo selvaggio allievo, scopriamo che non lo terrorizza inutilmente, ma invece lo abitua con pazienza alla sua voce perché perda la sua paura verso l’uomo, e lo fa interessare a sé con qualche boccone, poi ancora rompe le distanze con lui in maniera graduale, fino ad arrivare a rendere l’animale ben disposto verso il tocco della sua mano e la guida del frustino… tutte tecniche non così dissimili da quelle note anche a noi moderni cinofili per entrare in buon contatto con i ben più innocui cani. Alla fine, si accenna indirettamente a nient’altro che ingaggio e motivazione, premio e punizione, prossemica, assuefazione, e via dicendo.
< Una belva deve essere punita solo quando commette deliberatamente qualcosa che non va bene e ogni volta deve sapere perché viene punita. Deve essere premiata quando obbedisce e perciò è necessario far capire bene all’animale quello che deve fare per meritarsi il favore del domatore >.
Da Damoo apprendiamo anche una lezione di umiltà zoofila che forse non ci si aspetterebbe, visto l’ideale comune (dal quale parto io stesso) del domatore come vero duro.
< Sono stato ferito molte volte […] e ogni volta l’ho meritato >.
C’è anche da ricordare poi, che molti dei grandi felini nati e cresciuti nella cattività di un circo (o di uno zoo), hanno poco da spartire con i loro cugini abituati alle urgenze della vita in natura: loro non saprebbero badare a se stessi, quindi restano qualcosa di misteriosamente intermedio tra animali selvatici e pericolosi, e animali domestici dipendenti dai loro umani di riferimento. Penso soprattutto a certe tigri che paiono gattoni, e ai docili elefanti, pur molto malinconici a vedersi nella loro imponenza incatenata. Queste sono teorie particolari validate anche dai moderni studiosi, che ci pongono un interrogativo importante sia su molte esasperazioni dei fanatici animalisti, che sulla liceità di voler addomesticare simili animali, anche senza vere intenzioni prevaricatrici.
Leggendo questo libro, oltre che scoprire tante curiosità su un buon numero di specie animali e sulla loro gestione tutto sommato all’avanguardia, non si può non notare quella misteriosa affezione che si crea anche tra la bestia più strana e chiunque se ne occupi: quasi quasi, si cade nella tentazione di volere anche noi tenere in braccio una bella femmina di leopardo che ci fa le fusa. Ci potrà sembrare quasi ovvio volerla rendere il nostro micio non convenzionale… come ha finito per fare lo stesso dottor Henderson con almeno una di queste belve maculate.
Eppure, ancora una volta Damoo ci mette saggiamente in guardia…
< Non si può mai e poi mai rendere domestico un animale feroce. Se ne può fare solo in parte un amico >.
Concludo ora con alcune delle ultime riflessioni del dottor Henderson, premuroso verso i suoi strani pazienti, e comunque sempre appassionato del circo.
< Ho imparato che anche gli animali selvaggi rispondono in modo soddisfacente ai buoni trattamenti e che tra l’uomo e le cosiddette belve possono svilupparsi strane amicizie. Ma ho anche appreso quanto sia sciocco da parte dell’uomo fidarsi troppo dell’animale selvaggio ed esporsi inutilmente al pericolo, e con quanta imprudente confidenza gli animali abbiano troppa fiducia nell’uomo >.
Io resto sempre un po’ scettico sul fatto degli animali circensi, ma non posso negare di aver gradito questo breve viaggio sotto e intorno al tendone
Tra gli altri, soprattutto i grandi carnivori, gli elefanti e le scimmie che si esibiscono o che guardano gli spettatori dai carrozzoni del serraglio mi faranno sempre una certa pena, ma le strategie intelligenti per collaborare con loro continueranno ad incuriosirmi allo stesso modo.
Non so se vi sarà possibile reperire questo vecchio libro, ma se avrete modo di leggerlo, credo che rimarrete anche voi ben impressionati.
Insieme a qualche sano brivido e a qualche storcimento di naso (giusto per i nostri tempi), avrete modo di leggere anche aneddoti colmi di tenerezza e simpatia.
Imparerete che in un circo di tanti anni fa, c’era una cavalla che morì di dolore per la perdita del suo compagno, e un gorilla sempre imbronciato per ragioni più che comprensibili, ma anche un’autoritaria elefantessa che sapeva mettere in riga tutte le sue compagne al posto dell’addestratore… e allora noterete ancora come uomini e animali sono legati gli uni agli altri da sempre, nel bene e nel male.

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