Marco Iuffrida, “Il cane, una storia sociale dall’Antichità al Medioevo”

Ebbene sì, un’altra storia sociale del cane: dopo aver letto quella di Susan McHugh, mi è rimasta la voglia di proseguire le mie ricerche su questi aspetti sociologici della storia di cani e uomini. Devo però anche confessare che prima di tutto io volevo consolarmi, reduce del pesante saggio della professoressa statunitense… e devo dire che Marco Iuffrida, con questo saggio ci è riuscito benissimo, a tirarmi su il morale di lettore cinofilo!


Storico medievale di professione e cinofilo per passione, l’Autore qui ci regala un bellissimo excursus che va alle radici del rapporto tra uomo e cane, finalmente oltre gli stereotipi ma anche al di là della stretta biologia. Anche la bibliografia e l’iconografia riportati nel libro sono una ricchissima fonte di spunti per approfondire oltre, davvero degni d’esser tenuti presenti.

Peraltro, date le mie propensioni forse più umanistiche che scientifiche, il racconto del cane e dell’uomo reso anche in prospettiva storica, letteraria e artistica, oltre che in termini scientifici, mi dà l’idea di offrire una visione “zooantropologica” di più ampio respiro.

Giustamente, il racconto dei fatti procede in un rigoroso ordine storico: dagli Egizi agli Etruschi, per giungere ai Greci e ai Romani, fin dall’antichità cani e uomini sono legati dall’attività della caccia, che prenderà sempre più forma con l’ascesa delle popolazioni barbariche nel panorama sociale soprattutto occidentale. In effetti, si potrebbe affermare che senza la caccia il cane, predatore domestico per definizione, non avrebbe luogo d’esistere accanto all’uomo.
Quei popoli legati invece a tradizioni più agricole che venatorie, come i Romani, non hanno di fatto mai dato grande importanza sociale ai cani: il loro valore, anche in campo giuridico, viene alla luce solo grazie ai codici legislativi dei Barbari, i primi cinofili accurati della storia, che hanno anche catalogato nuove razze canine distinte, avanzando di grado rispetto agli studi di Aristotele e Varrone, per fare gli esempi classici più noti.

Diversamente da quanto esposto in maniera incompleta da Susan McHugh, che vedeva come semplici “bastardi” la stragrande maggioranza dei tipi canini esistenti prima dell’età vittoriana, questo limpido testo riporta via via i nomi di moltissime tipologie canine ben definite, rinvenuti grazie ai già citati codici legislativi barbarici e poi, in età Medievale prima e Rinascimentale successivamente, in veri e propri manuali e trattati cinologici: si parla di levrieri e segugi, cani da traccia e cani da presa, di cani da cerca in origine e da ferma poi… per scoprire, già sul finire del Medioevo, i progenitori dei cani da riporto e dei cani da tana, esemplari tanto apprezzati ancor oggi.

Prezioso aiutante tra campi e selve, simbolo di fedeltà tra opere d’arte e di letteratura pagana e religiosa, ma pur sempre avido cacciatore e feroce guardiano, oppure infimo spazzino o lussuoso pupazzetto vivente, non sempre il cane è socialmente ben visto, anche nel Medioevo, come si apprende analizzando le varie e ambigue simbologie che assume specialmente nel contesto della cristianità.

Sicuramente, la progressiva diffusione della cinofilia (allora cinegetica) come vera disciplina (e mestiere) ha favorito per certi versi anche le disparità sociali: come denunciano tra le righe delle loro opere i giullari e i cantastorie (che spesso erano anche addestratori di cani e rapaci), la nascente legislazione venatoria di tipo moderno e l’interesse verso allevamento e addestramento dei cani rendevano il loro utilizzo sempre meno accessibile, a meno che non si fosse cavalieri o re. Basti qui notare come ad esempio, nell’ottica della pur crescente tutela dei cani come compagni e ausiliari dell’uomo, il maltrattamento di cani pastorali villatici delle classi sociali più basse era punito con molto meno rigore piuttosto che il furto o l’uccisione di un qualche segugio delle nobili mute…

Tanto altro ci sarebbe da raccontare, delle interessanti informazioni su cui l’Autore fa chiarezza, utili anche per chi è un lettore e studioso cinofilo più esperto, e forse se proseguissi qui vi svelerei davvero troppo: il mio invito allora, giunti a questo punto, è acquistare questo libro e leggerlo anche voi.

Una replica a “Marco Iuffrida, “Il cane, una storia sociale dall’Antichità al Medioevo””

  1. Molto interessante come storia da leggere. Ho sempre sentito di quanto i gatti fossero animali sacri in molte civiltà antica ma mai avevo visto tracciare una storiografia del migliore amico dell’uomo.

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