Jack London, “Il richiamo della foresta” & “Zanna Bianca”

Recensione “due in uno”, per i due grandi classici di Jack London.
Due letture solo all’apparenza riservate ai ragazzi, che portano un insieme di messaggi in realtà più complesso di quanto sembri. Qui cercheremo di svelarli, e capire come mai converrebbe leggerli… in sequenza.

Quanto a me da ragazzino, ricordo di aver letto solo Il richiamo della foresta (1903) in seconda media e di non averlo gradito particolarmente, se non in maniera superficiale e solo come cinofilo, tralasciando gran parte dei suoi messaggi più profondi. Di Zanna Bianca (1906) devo aver affrontato solo il primo capitolo… ed essermi presto stancato di immagini macabre come una muta cani che trascina un morto su una slitta, e lupi famelici che cercano di tendere imboscate a cani e umani.

In effetti, l’incipit di Zanna Bianca è straniante e inadatto a lettori poco accorti: non si capisce chi siano i protagonisti, né umani né animali, e si è tratti a sorpresa da un inizio in medias res, che solo dopo si scopre essere svincolato dalle vicende principali. Solo nella mia lettura “da grande” ho potuto apprezzare questo interessante espediente narrativo, per cui alla fine ho gradito Zanna Bianca anche di più rispetto al suo predecessore.

Analizziamo ora le due storie con ordine, partendo dai protagonisti.
L’eroe canino del primo libro è Buck, un docile incrocio di San Bernardo e Collie che vive in California, e viene rapito dalla propria famiglia da un aiuto giardiniere in cerca di soldi veloci: così, verrà catapultato verso il Nord, dove servirà come cane da slitta all’orda di cercatori d’oro che si recavano là alla fine del secolo XIX.
Zanna Bianca (coevo di Buck) nasce invece già come cane da tiro: per la verità è un ibrido e non un vero e proprio cane (per tre quarti lupo e solo per un quarto cane). La sua storia di animale domestico è legata ai Nativi americani del Nord, e solo il suo incontro con i bianchi farà sì che anche lui compia un vero e proprio viaggio nel corso della storia: nel suo caso, dal freddo e desolato Nord alla calda e urbanizzata California, esattamente contrario a quello di Buck.

Ecco già il tema del viaggio: alla luce di questo, si scopre presto come questi due romanzi sono speculari, sia dal punto di vista spaziale, sia dal punto di vista del contenuto e della trama.
Buck è infatti un cane da compagnia, che impara a cavarsela come cane da lavoro prima e come cane libero poi, fino a prendere addirittura la strada della vita selvaggia nella foresta. Zanna Bianca è invece un lupo (o quasi), che impara a diventare un cane domestico prima, e animale da compagnia poi.
Sono, in fin dei conti, due romanzi di formazione… a quattro zampe.

Che un quasi-lupo possa diventare un quasi-cane, è abbastanza verosimile: sicuramente è una visione romanzata del processo di domesticazione, ma gli spunti zoologici e perfino evoluzionistici da parte di London non mancano, tratto che ho trovato di notevole interesse, soprattutto se calato nella sensibilità della sua epoca. A questo punto, è anche curioso notare come certi incroci del lupo con i cani, abbiano avuto davvero un’influenza nelle razze canine allevate dai Nativi americani.

D’altra parte, nel caso di Buck, che un tranquillo cagnone cittadino possa imparare a tirare una slitta è fuori discussione, ma che lo stesso cane possa arrivare a scegliere la “vita primitiva e selvaggia” guidato da una misteriosa forza interiore… è fortemente improbabile. Sicuramente però, senza questo iter formativo del tutto singolare, la storia perderebbe gran parte della sua magia… quindi, le sue grosse falle dal punto di vista biologico vano per forza perdonate!

Il richiamo della foresta, in estrema sintesi, potrebbe riassumersi così…
Buck finisce in mano ad una serie di avventurieri, occasionalmente incapaci sia di affrontare il Nord che di condurre i propri cani. Appaiono e scompaiono mute di cani, che quando va meglio tirano slitte lungo percorsi monotoni e sotto una pioggia di scudisciate e legnate, e quando va peggio si sbranano tra loro, oppure muoiono male.

Tutto piuttosto realistico, e non dubito che London con le sue pagine, volesse denunciare gli abusi tra persone, animali e anche a danno dell’ambiente.

< … e tutto questo avveniva solo perché nel Nord gli uomini avevano scoperto un metallo biondo che per loro aveva un grande valore e perché nella casa del giudice [il legittimo proprietario di Buck] vi era un aiuto giardiniere che aveva il vizio del gioco e una numerosa famiglia, e non guadagnava abbastanza per i suoi bisogni …>.

Tanto Buck quanto Zanna Bianca cambiano un certo numero di padroni nel corso della loro vita, ma nel caso del cane-lupo le vicende si distinguono più chiaramente, soprattutto perché non tutto si svolge solo tra slitte e piste innevate.
La legge di Castoro Grigio l’indiano è dura ma giusta e favorisce nel cucciolone l’integrazione nel mondo umano, per lui un contesto governato da bipedi dai tratti soprannaturali addirittura capaci di suscitare e dirigere il fuoco), da venerare e temere: gli umani fonte di cibo e protezione, ma anche di castighi.
Il contatto con gli uomini bianchi sarà in prima istanza una rovina sia per il cane che per il suo padrone indiano: questi infatti venderà l’animale al cuoco Beauty Smith in cambio di ingenti quantità di whisky.
Il malvagio cuoco sfrutterà quindi da una parte l’alcolismo incipiente dell’indiano, e dall’altra approfitterà per introdurre Zanna Bianca nell’infelice, lucroso circolo dei combattimenti tra cani. Già ai tempi questi spettacoli brutali erano una pratica illegale, e Jack London li denuncia, dandone nel racconto una rappresentazione particolarmente vivida.

Proprio nel momento più cruento della loro esperienza di vita interviene la figura del buon padrone come salvatore: John Thornton sottrarrà un Buck sfinito alle botte ingiuste del più crudele dei suoi conduttori, mentre Zanna Bianca avrà salva la vita per mano di Weedon Scott, che dopo aver minacciato di denunciare i delinquenti organizzatori dei combattimenti, lo staccherà letteralmente dalla bocca del bull-dog Cherokee (interessante esempio di progenitore dei Terrier di tipo bull, in mani inadeguate non meno del cane-lupo).

Ora sicuri al fianco dei loro protettori, i due rudi animali si sciolgono in scene di fedeltà e amore commoventi, che risollevano il tenore delle storie e che si riconciliano con il mito più comune del cane amico dell’uomo.
In questi passi è bello notare come sia Thornton che Scott (probabile voce dello stesso Autore, abile osservatore del mondo animale) sapessero fare uso di accortezze cinofile piuttosto moderne, per rimettere in sesto i loro compagni animali e abituarli alla loro nuova vita, ancora tra le slitte oppure nel traffico urbano di San Francisco. 

Di seguito, evidenzio curioso parallelismo al contrario tra le due storie.
Buck cresce a casa del giudice Miller per finire nelle terre selvagge, mentre Zanna Bianca nasce tra i boschi per sbarcare (letteralmente) a casa del figlio di un… giudice. Che la figura ricorrente del giudice richiami a una forma idealizzata di giustizia nell’ordine delle cose, ora lineare e ora stravolta?

Per una coppia di testi ricchi e illuminati sia dal punto di vista umano che zoofilo, lascia solo perplessi il ritratto ambiguo e sottilmente negativo che Jack London dà dei Nativi. E in effetti, anche il fatto che Zanna Bianca impari a diventare classista: devoto e obbediente al suo padrone, ma sempre sospettoso verso i suoi aiutanti nel Nord, e verso i suoi domestici in città…

L’occhio del cinofilo sarà poi attratto dalla varietà di cani che sono presentati in entrambe le storie: ogni genere di cane andava bene al tempo della corsa all’oro, purché fosse forte a sufficienza per tirare le slitte in mezzo al gelo, e molti insoliti cani si adattavano al mestiere, ma altrettanti perivano.
I veri eroi del Nord restano comunque gli Huskies (in particolare Sol-Leck, Spitz e Dave, le cui gesta rimangono impresse): per loro infatti trainare la slitta è fonte di soddisfazione e di vita. Già London ne Il richiamo della foresta sottolinea come questi cani si lascino addirittura morire se privati del loro mestiere, sentendosi inutili e privi di stimoli!

< … la passione per il tiro e per la pista, che fa restare i cani attaccati al loro penoso lavoro fino all’ultimo istante di vita, e li fa morire contenti sotto la bardatura, e li fa morire di crepacuore se vengono tolti dalla slitta […] esemplari troppo vecchi o feriti ridotti alla disperazione perché li avevano tolti dalla pista… >. 

A proposito del mondo dei cani da slitta, va poi detto che non tutti i conduttori sono di fatto personaggi crudeli, che sfruttano le bestie senza averle affatto a cuore: quelli che si riconoscono come davvero violenti e insensibili sono in realtà i più ignoranti della natura degli animali e dell’essenza del grande Nord, dipendente dalla presenza di cani sani e pienamente integrati nella vita umana.

< Ogni sera i cani venivano curati per primi, erano serviti prima degli uomini e nessun conduttore avrebbe osato di coricarsi senza prima aver scrupolosamente esaminato le zampe della propria muta […] quella meravigliosa pazienza che distingue gli uomini di quei climi, che, pur faticando duramente e soffrendo crudelmente, sanno restare pazienti e compassionevoli >.

Forse potrei trovare altri punti di contatto tra i due romanzi, ma credo che a questo punto siano secondari. Detto ciò, io mi congedo e affido adesso a voi lettori il compito di dare la vostra lettura a questi due pezzi immortali di storia: letteraria, umana e cinofila.

Una replica a “Jack London, “Il richiamo della foresta” & “Zanna Bianca””

  1. […] loro la guardia e a pedinarli con ferocia se non fanno il loro dovere! Anche Michael insomma, come Zanna Bianca e Buck, è un cane classista e razzista, che adora i suoi “dei bianchi”, mentre mal sopporta […]

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