I perché e percome delle pettorine per cani

Eccoci qui, alla puntata che segue il mio viaggio intorno a collari per cani e oggetti cinofili affini: oggi è il turno di un altro strumento dedicato ai nostri compagni a quattro zampe, la pettorina.

Chi non la conosce? Ad oggi è uno degli articoli più diffusi e venduti nei negozi per animali, apprezzata per ragioni varie e più o meno valide, da tanti proprietari e istruttori di cani. Ma ci siamo mai chiesti quale sia la sua utilità tecnica, e se magari uno strumento così particolare porta con sé dei significati specifici? Questi sono gli argomenti che cercherò di esporvi oggi.

Piuttosto ovvio a dirsi, le prime pettorine costruite dall’uomo per i cani servivano per avvantaggiare l’azione di tiro degli animali ausiliari: che si trattasse ad esempio dei cani da slitta tra le nevi di Paesi nordici o dei cani bovari col carretto dei lattai (soprattutto in area germanica), questi imbraghi servivano uno scopo ben preciso per i robusti cani da lavoro.

Oggi, queste attività del passato sono diventate interessanti sport che servono sia a tenere attivi certi cani da utilità, sia a permetterci – nel caso dei cani da slitta in particolare, ma non solo loro – di goderci avventure nella neve o semplicemente a tutta velocità, in compagnia dei nostri compagni a quattro zampe: ognuna di queste attività, dal weight-pulling al più noto sled-dog fino allo skijoring, ha il suo imbrago specialistico, e mi sarebbe molto difficile descriverli uno per uno, anche perché… non mi occupo direttamente di nessuno di questi sport.

Tecnicamente, la pettorina avvantaggia l’azione del cane, lasciandolo libero nei movimenti e permettendogli di esprimere tutta la sua forza corporea: per questa ragione, è lo strumento adatto anche ad attività di traccia olfattiva, sia essa venatoria, o utilitaria-sportiva (come nel caso dei cani da mantrailing). Allo stesso modo, chi si occupa di utilità e difesa, sa ormai bene che la pettorina è molto più comoda rispetto al collare, per il cane che debba seguire una pista o imparare ad afferrare con disinvoltura la manica del figurante.

Oltre ad avere un’utilità tecnica, certe pettorine portano un messaggio: sono ad esempio, quelle dei cani da assistenza per disabili motori, o per disabili sensoriali come i non vedenti. Spesso recano scritte molto importanti, come “cane al lavoro, non disturbare”, vere e proprie segnaletiche per il binomio e per chi gli sta intorno.

Oggi però, forse per ragioni estetiche, si sono diffuse tante pettorine appariscenti sulle quali è possibile appore gli adesivi che più ci piacciono: nome e numero di telefono hanno sicuramente la loro ragione, mentre “Playboy” è sicuramente un vezzo, e “Bodyguard” un presunto deterrente. Scritte come “Service dog” o “Assistance dog” (o in italiano, cane da assistenza, ausilio, accompagnamento o come preferite) sarebbe invece proprio il caso di evitarle, per lo meno per le persone “comuni”: questi sono infatti messaggi molto seri, che non si dovrebbero mai dare a sproposito. Segnalano infatti la presenza di un cane in servizio, un cane che sta accompagnando e aiutando il proprio amico umano in difficoltà… non un animale che sta trascinando per strada a tutta forza un bipede qualunque, che spesso nel mentre guarda il cellulare!

Purtroppo, ultimamente quella della pettorina è diventata una vera e propria moda, forse estetica, e in parte legata ad alcune curiose filosofie che affermano che con essa il cane stia meglio e sia più libero. In un certo senso c’è del vero in questa affermazione, ma resta il fatto che il nostro primo compito soprattutto in ambiente urbano non è assicurarci che il cane possa esibire tutto sé stesso di fronte a un suo simile (interagire al guinzaglio e in piena città è sempre rischioso), né che gli venga facile seguire ogni effluvio possibile o marcare ogni angolo di edificio con i suoi odori personali, bensì avere la maggior sicurezza che il nostro animale non metta in pericolo noi come conduttori e tutti coloro che ci stanno intorno e che, in poche parole, sia adeguatamente sotto il nostro controllo. Una necessità che, a logica, è piuttosto difficile riuscire a soddisfare con una pettorina, in casi di emergenza, a meno che non si sia molto forti e stabili, o che non si abbia un cane decisamente piccolo e di modesta potenza fisica.

Anche sotto il profilo della sicurezza generica, va notato che una pettorina non proporzionata al cane e magari non stretta nella maniera più accurata, può sfilarsi facilmente quanto un comune collare fisso, con la sola e parziale eccezione per alcuni modelli detti antifuga. Inoltre, i modelli ingombranti, o quelli costruiti nella foggia ascellare (a forma di X) oppure norvegese (a forma di Y), possono anche causare fastidio al cane sotto le ascelle e non solo, e danni posturali non minori di quelli di un collare usato con brutalità.

Se comunque vi piace molto la pettorina e ritenete che voi e il vostro cane non possiate farne a meno neanche nella comune passeggiata cittadina, e siete quindi davvero sicuri della vostra prontezza in caso di emergenza, allora il modello che vi consiglio più vivamente è quello svedese (a forma di H): tende a non irritare nessun punto specifico del cane, non è eccessivamente ingombrante né troppo facile da sfilare, ed esiste anche nella variante antifuga, con una fascia in più. Questo è proprio il modello che hanno i miei cani, sia Clint sia Jimi (in foto). In realtà abbiamo scarsa occasione di farne uso (siamo principalmente cittadini, inoltre io ho una disabilità motoria che mi rende ancor più funzionale e necessario condurli con il collare), quindi la mia recensione su questi articoli non può che essere così generica. Però si sa… tutto, nel nostro “cassetto cinofilo”, può tornare utile!

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