Questa piccola raccolta di racconti di Franco Vegliani (giornalista e scrittore triestino, 1915-1982) è stata pubblicata postuma: non è stato un autore zoofilo in particolare, ma ovviamente è questa la sua opera che ha attratto per prima il mio interesse.
L’atmosfera è semplice e agreste, e qui sono raccolte storie di animali e persone, le cui vite si intrecciano in maniera piatta solo all’apparenza: ognuno dei personaggi infatti, sia che si tratti del somarello che gira la mola del frantoio o del maialino che grufola nel cortile, ci racconta una vicenda complessa. Un corso di esperienze quasi umano come quello dei loro padroni o compagni a due zampe, forse un po’ adornato dalle esigenze letterarie, ma se non proprio vero (come sostiene l’Autore), almeno verosimile.
C’era una volta un asino che impazzì per amore non ricambiato e una mucca che per una ragione analoga addirittura si lasciò morire, e ancora un mulo (o bardotto?) che commise un assassinio per gelosia e un maiale che salvò i suoi padroni con più solerzia dei cani guardiani.
Il tono della narrazione si addice ad un mondo ora lontano eppure parte di tutti noi, un mondo spartano ma non privo di passione e cura per il prossimo a due o quattro zampe. Un po’ altisonante, antiquato il registro, ma è di quelli che personalmente mi piacciono molto: è quello giusto, del resto, per queste storie in cui si confondono favola e realtà.
In questo periodo non ho avuto modo di addentrarmi in letture molto più lunghe e complicate e quindi qui mi sono fermato, ma sicuramente una volta concluso questo bel libretto, avrei chiesto volentieri all’Autore di raccontarci qualche storia in più. Spero che questo possa valere anche per voi!


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