Salvatore Settis, “Paesaggio, costituzione, cemento: la battaglia per l’ambiente contro il degrado civile”

La nostra penisola ha un paesaggio unico, ammirato fin dai tempi più remoti per come riesce a fondere, con spettacolare esito estetico e funzionale, ambiente urbano e ambiente agreste, contesti antropizzati e naturali. Noi questo lo sappiamo in tanti, e giustamente ne andiamo fieri. Ma… cosa facciamo davvero, perché tutta questa meraviglia si preservi per le generazioni future e nel contempo evolva in modo equilibrato?

Nell’antichità, fin dal tempo dei Romani passando per il Medioevo, il Rinascimento e oltre, un diffuso gusto del bello e soprattutto una comune consapevolezza della pubblica utilità, hanno permesso al proverbiale paesaggio italiano di mantenere la sua armonia sotto gli aspetti più vari e interconnessi.
Eppure, questo positivo stato di cose ha rivelato nel tempo anche il suo risvolto più delicato e per molti versi negativo: ci siamo come assuefatti nel corso dei secoli a tanto equilibrio e a tale bellezza, tanto che alla fine l’incipiente modernità ha intrapreso un insidioso processo di alterazione nociva del nostro ambiente di vita, e così del nostro tessuto sociale.

Senza quasi accorgercene, almeno dall’epoca post-unitaria abbiamo rischiato e stiamo ancora rischiando che i nostri più preziosi beni di valore storico, artistico, architettonico e paesaggistico vengano via via acquistati da chi sa meglio sfruttarli per puro profitto. Ci siamo, insomma, piegati al tornaconto di pochi, agli interessi privati, tralasciando lo storico valore del vantaggio di tutti.

Un braccio di ferro ormai plurisecolare tra interesse del singolo e bene della comunità, in queste pagine viene calato in ottica storica e giuridica, e in particolare a proposito dei nostri beni culturali e ambientali, insomma della nostra grande casa comune, e della nostra stessa civiltà. Di questo tratta il fitto saggio di oggi, opera dell’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis.

L’Autore propone nel corso della trattazione un buon numero di spunti su come porre rimedio a questa svendita generalizzata ai danni del nostro Paese, a questo degrado dilagante, a questa perdita di identità storica, sociale, ambientale.
Nel mentre però, ci pone di fronte a un intrico di leggi e normative, codici e sentenze, gerarchie amministrative, artifici retorici e sforzi pratici falliti… da far mettere davvero le mani nei capelli, soprattutto se si è umili cittadini!

Se – come nel mio caso – si ha una certa sensibilità per questi temi, il nostro saggio non si presenterà affatto come una lettura scorrevole e invitante: richiede pause di riflessione, e addirittura sembra esigere alcuni momenti di sconforto da parte di noi lettori più emotivi. Nonostante tutto però, questa lettura va fatta, per prendere coscienza dei pericoli che sta correndo il nostro Paese, così ricco di ogni meraviglia eppure così vulnerabile.

A mio avviso si deve leggere questo libro, per imparare a riconoscere una classe politica quasi sempre senza scrupoli o alla meglio inconcludente, cercare di frenare ad esempio una gestione urbanistica che strizza troppo spesso l’occhio all’abuso edilizio… e per salvare prima di tutto la nostra Costituzione e la sua applicazione più verace e onesta. Tutto questo, anche e soprattutto partendo “dal basso”, da una silenziosa, persistente azione popolare.

Forse non sarà molto in linea con i temi ordinari del Blog, ma ringrazio anche qui UniMi per questo ultimo suggerimento di studio e lettura. Del resto, va notato: l’esito migliore e più celere nella tutela della nostra casa comune va a vantaggio di tutti, ma proprio tutti. Uomini… ma anche bestie, e non solo.

Una replica a “Salvatore Settis, “Paesaggio, costituzione, cemento: la battaglia per l’ambiente contro il degrado civile””

  1. […] testo assegnato come tema d’esame, e annotavo con cura le parole dell’urbanista Salvatore Settis. Proprio tra le righe del suo saggio, spunta il nome di John Muir. Mi dice qualcosa, non mi è […]

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