Sally Rooney, “Persone normali”

Marianne è la “sfigata” del liceo. Fuori dai giri sociali, spesso addirittura è mal vista dagli altri ragazzi, per motivi vari e non sempre facili da decifrare.
Ecco, con questa premessa ci vuol poco perché mi si drizzino le antenne e provi una certa empatia iniziale, verso di lei. Minore invece è il mio trasporto per Connell: lui del resto, appare come un ragazzo… “normale”.

I due finiscono per incontrarsi, e adesso sono fuori da scuola. Si rompe allora una barriera, e quell’aura pesante e misteriosa di distacco dagli altri ora avvolge non Marianne da sola, ma Marianne insieme a Connell: quasi all’improvviso, i due ragazzi si trovano a condividere una speciale intimità, riservata. Un’intimità che fa una certa tenerezza, perché cela con uno sforzo di delicatezza un segreto, lo cela agli occhi rapaci e giudicanti, maligni, dei compagni di liceo.

Marianne sente di non “essere normale”. Soffre, in modi diversi per tutto il corso della vicenda, anche se a volte non lo dà a vedere. Patisce anche Connell, patiscono in due. Ma come le onde di un mare soggetto a maree difficili da controllare, ora si protraggono l’una verso l’altro, e ora si allontanano dalla spiaggia condivisa, dal comune corso di eventi, a volte dando l’idea di non ritrovarsi più.

Inizia l’università. E Marianne cambia quasi drasticamente: evolve? Difficile da dire.
Sta di fatto che le sembra forse di essere più normale, ora… e adesso nel malessere ci casco io come lettore, perché le sue nuovissime esperienze (fatte tutte di fila come su di un gran treno di validazione sociale) mi inghiottono in un abisso di malinconia: come da etimologia, “sento la mancanza di qualcosa che non ho mai sperimentato”. Mai sperimentato, neanche qualche annetto fa quando avevo proprio l’età di Marianne. Il mio periodo “buio” forse, per certi versi non è mai finito. Mentre lei adesso va a feste e balli, ha partner e gruppi di amici, in più beve come mai prima e qualche volta fuma, si fa qualche canna e addirittura una “pista”.

Sempre col ritmo di una corrente d’acqua ondosa, Marianne fa pure un bel po’ di sesso. Ora, lei lo fa anche fuori dall’intimità tenera e da poco scoperta: l’atto sessuale, anche per lei come a volte per Connell e gli altri, assume dunque un connotato di prestigio sociale. Quel prestigio che è lo stesso di cui traboccano i discorsi dei ragazzi, di chi sta col compagno più cool, di chi ha il background più agiato, di chi dà più in fretta gli esami e primeggia in definitiva.
Tutto un ambiente che – mi dicono – è la norma tra feste e raduni di simil-coetanei e anche di ben più giovani di me ormai, ma che a me è sempre stato precluso. Per certi versi poi, mi ha sempre fatto venire le vertigini. In me insomma non è mai esistito questo giro tra “persone normali”, neanche nella forma più consolatoria di un rapporto intimo con una compagna. Quindi, finisce che leggo queste storie con una curiosità particolare: quella di uno che studia, quasi con l’occhio da etologo, una specie altra da sé. Anche se ve lo assicuro, non riesco a restare immune da scossoni emotivi, in fin dei conti tutti umani.

Resta che Marianne continua a sentirsi infestata da un sentimento di inadeguatezza: crede lo stesso di essere “sbagliata”, anche adesso che è ben vista da una certa schiera di persone. Le torna il sospetto di non essere “normale”, e sempre un contesto famigliare brutale, ma anche una serie di partner al limite del disturbato, contribuiscono a distruggerla dentro e fuori. Crede di dover pagare qualcosa, pare… ritiene di doversi redimere da una colpa che la precede.
Guarda caso, anche Connell si sente via via distrutto, pur in un altro luogo e contesto, lontano da Marianne. Forse, pure per altre cause.

Insomma, chi sono le “persone normali” in tutto questo? Chi sono questi esseri umani apparentemente “tipici” che danno perfino il titolo al romanzo, titolo solo all’apparenza semplice, e invece complesso e a tratti tagliente? Sono normali gli amici e colleghi dei due giovani, che corrono verso il successo? Lo sono Marianne e Connell, che domano senza quasi una tregua i loro mostri interiori? E questi mostri li domeranno insieme, oppure su binari separati? A questo punto, a voi lettori l’occasione di scoprire di più!

Se non siete astemi come me, credo che seguirete con minor perplessità i ritmi della sbornia che accompagnerà sempre i nostri eroi. E forse a differenza mia, a quest’altalena di rapporti e relazioni, di incontri fuori e dentro il letto, reagirete come se fosse un insieme di cose… praticamente normale, quasi banale.

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