Gerald Durrell, “Storie del mio zoo”

Rimaniamo in tema, anche con la nostra prossima lettura: giardini zoologici.
Stavolta, uno zoo non solo visitato e descritto, ma conosciuto da dietro le quinte… almeno, per via cartacea. E che parco illustre, quello che ci racconta questo libro: il Jersey Wildlife Trust di Gerald Durrell!

L’Autore, famosissimo naturalista inglese (1925-1995), è una delle penne zoofile che mi hanno coinvolto più presto in assoluto: sono sicuro che anche voi lo conoscerete almeno per La mia famiglia e altri animali. Io mi ricordo ancora di queste avventure della famiglia Durrell, proprio come me le narrava mio papà addirittura al tempo della scuola materna.
Crescendo, ho poi finito per accumulare una bella collezione, tra i testi del nostro zoologo scrittore, e direi che nessuno di essi ci accompagna a tu per tu con i suoi variegatissimi compagni animali quanto Storie del mio zoo.
Dunque… ecco a voi le mie impressioni!

Dico da subito che questa è la mia seconda lettura: la prima volta non so cosa avessi per la testa, e questo libro l’avrò letto giusto per rilassarmi, per godermi qualche ritratto animale da parte di una voce a me nota e gradita. Il che è anche giusto eh: però, in effetti, non è nel mio stile… Stavolta invece, sono entrato in questo zoo raccontato con un atteggiamento da attento indagatore, e ho riscoperto alcune vere perle.

A prima vista, questo libro può sembrare in effetti un semplice insieme di aneddoti strani, curiosi e divertenti, raccontati da un signore eccentrico che vive circondato da animali spesso mai sentiti prima: scimmie che giacciono sul divano del salotto per riprendersi da un’operazione, tapiri che si concedono gite notturne tra i fiori del vicino, lucertole e testuggini che depongono preziosissime uova… Eppure, se ci si fa caso, si tratta di un vero e proprio caveat dedicato a chiunque abbia intenzione di lavorare con gli animali selvatici!

Per cominciare… come e perché si fonda un giardino zoologico?
Il come sia nato lo zoo di Jersey, ve lo lascio scoprire se leggerete il libro. Il perché invece, va chiarito fin da subito, dal momento che si tratta di una testimonianza di interesse storico. Infatti, il giardino zoologico di Durrell (fondato nel 1959) è uno dei primi che non si limita ad essere una semplice mostra – o peggio, un parco di divertimenti con animali vivi – bensì una struttura con il chiaro intento di preservare e riprodurre specie a rischio d’estinzione, in condizioni controllate. Non c’è dubbio che sussista anche in Durrell il fascino di interagire direttamente con animali insoliti, di conoscere e divulgare i loro segreti e di tenerseli come coinquilini ad ogni modo captivi, ma il fine ultimo è ben più nobile delle premesse apparenti.

Direi che le motivazioni di cui sopra valgono anche per me, che sono sempre stato un visitatore appassionato di diversi zoo, pur non essendo a tutti gli effetti un fautore di questi posti: spero quindi che se ne facciano una ragione anche i più accaniti nemici dei giardini zoologici, tra cui un buon numero di presunti “animalisti”. Del resto, ecco a proposito, le condivisibili parole dell’Autore…

< La soluzione più logica del problema [dell’estinzione degli animali] sarebbe di provvedere a un’adeguata protezione di queste creature allo stato libero, in modo che non scompaiano, ma questo, spesso, è più facile a dirsi che a farsi […] So bene che il ruolo che possiamo svolgere qui è molto modesto, ma se con i nostri sforzi riusciremo a evitare che una piccolissima parte delle specie in pericolo si estingua, se riusciremo a interessare altra gente al lavoro urgente e necessario della preservazione, allora il nostro lavoro non sarà stato vano >.

In questo insieme di racconti insomma, potrete seguire Durrell nella realizzazione del suo sogno di bambino, che si trasforma nel suo progetto di scienziato. Un progetto ambizioso e coinvolgente, ma anche pieno di insidie e di problemi.
Si tratterà ovviamente, di tante grane finanziarie: tenere un numero non indifferente di animali con alti standard costa molto. Non mancano poi anche i problemi più vari con l’umanità non sempre esemplare che visita lo zoo. E senza dubbio, qualche quotidiano grattacapo lo dà anche la schiera eterogenea dei suoi abitanti non umani, che rivendicano via via le loro esigenze sempre diverse.

I particolari che mi hanno maggiormente colpito credo riguardino due faccende in effetti importantissime per ogni serio gestore di uno zoo: la delicata riproduzione degli animali, e soprattutto, le problematiche di carattere veterinario.
In effetti, avete mai pensato a quante differenze sussistano per un veterinario nel curare, al posto del comunissimo cane, un uccello esotico o un rettile o un primate? Tutti i pazienti animali non possono parlare… eppure, delle malattie e necessità di una testuggine o di uno scimpanzé si sa molto meno che di quelle del nostro Fido. Per molti versi questo vale ancor oggi, figuriamoci allora ai tempi dalla fondazione dello zoo! E quanti salti nel buio avrà comportato questa mole di ignoto, soprattutto considerando il valore prezioso di questi rari animali, almeno per i loro curatori…

Sebbene si legga sempre di animali amati e ben tenuti, non nego che ci siano dei passi discutibili – considerando anche l’epoca dei racconti – e che almeno alcuni animali in cattività facciano una certa pena. Sarà però Durrell stesso a comprendere questa impressione, e a mostrare come cercare di rimediare positivamente, riuscendoci nella gran parte dei casi: fino a riuscire – va detto – a far prosperare i suoi protetti meglio di quanto avrebbero potuto fare nel loro ambiente d’origine. Questo insomma, dovrebbe essere il miglior obiettivo per un bravo curatore di giardino zoologico, ed è l’insegnamento che l’Autore ci vuole dare.

I personaggi animali sono tutti interessantissimi nelle loro particolarità così ben descritte. Allo stesso modo, lo sono un buon numero di curiosi elementi umani, tra cui non mancano i già noti familiari dello zoologo.
Quel che manca – per lo meno nella mia edizione – potrebbe essere una traduzione un po’ più precisa di alcune specie zoologiche… almeno, secondo un pignolo come me. E magari, sarebbe gradevole anche qualche resa meno italianizzata di certi nomi propri, soprattutto per quanto riguarda il bestiario… ma forse anche qui, me ne sono accorto solo io che cerco sempre il pelo nell’uovo. Nonostante tutto, sempre in questa edizione Adelphi, ci si potranno lustrare gli occhi grazie ai tratti decisi, essenziali ma dettagliati delle illustrazioni originali, ad opera di Ralph Thompson.

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