Fabio Zanello, “Il cane di Maometto: uomini e cani nelle terre della Mezzaluna”

Quando pensiamo a cani e cultura islamica classica, forse siamo portati a immaginare una certa diffidenza verso questi animali, che invece noi occidentali consideriamo come i nostri più intimi compagni a quattro zampe.
Essendo cinofilo e insieme curioso di ogni forma di cultura, mi sono già fatto qualche domanda in proposito: è proprio vero che i cani sono considerati impuri dall’Islam?

Se io mi sono lasciato trasportare da qualche fantasia in tal senso solo per interesse zooantropologico, so che purtroppo su certi argomenti può annidarsi anche una buona dose di pregiudizio negativo. È quindi con grande piacere e sollievo che oggi vi presento una raccolta dedicata interamente alla storia sociale del cane nel mondo islamico: preparatevi allora a rimanere sorpresi!

Addentrandoci in questo libretto dai contenuti eterogenei, ci lasciamo accompagnare indietro nel tempo fino a prima dell’anno Mille, scoprendo una cultura ricchissima: varchiamo le porte di palazzi fiabeschi e ci districhiamo tra villaggi e mercati affollati, fino a trovarci nel deserto più vasto e privo di riferimenti a cui affidarci. Facciamo allora come il beduino in cerca di ristoro, che si fa guidare nella sua ricerca di accampamento… nientemeno che dall’abbaiare dei cani.

Se ci sono cani, ci sono umani e viceversa: su questo, non c’è dubbio.
Questi animali, presenti anche nel più semplice dei nostri insediamenti, offrono un primo spettacolo di infimi mangiatori di immondizia, presi a cavarsela alla giornata e a grattarsi via la rogna di tanto in tanto. Eppure, latrano a gran voce e con attenzione al minimo allarme: ecco che si rendono così preziosi guardiani e custodi. Nel deserto poi, le prede non abbondano, e la gazzella o la lepre possono essere catturate solo grazie a piedi veloci che sfiorino la sabbia senza sforzo né rumore: all’uomo cacciatore vengono allora in aiuto gli agili, inconfondibili levrieri, che si guadagnano così la loro nobiltà nell’esercizio venatorio.

Ma allora… il cane dell’antico Islam è un essere di bassa lega che vive alle spalle dell’uomo e fa brutta mostra di sé tra i parassiti e gli scarti umani? Oppure è un guardiano incorruttibile, un cacciatore formidabile e un compagno devoto?
Esattamente, entrambe le cose: del resto, nulla di tanto diverso da ciò che prescriveva sul suo conto la nostra cultura europea, se ci si sofferma tra le fonti antiche con sufficiente attenzione.

Questo dualismo a tratti scomodo assume una valenza profondamente simbolica, e così una vasta schiera di scrittori e studiosi, poeti e religiosi del mondo islamico si sono adoperati per affermare la loro visione del nostro paziente compagno a quattro zampe. Tra prosa e poesia, in queste pagine scopriamo cani capaci di difendere il proprio amico umano fino alla morte e di rinunciare alla propria ciotola piena per sfamare un viandante, accanto a cani che mordono ciecamente in preda alla rabbia oppure che si abbandonano ai piaceri più espliciti sulle pubbliche vie.

In ogni pagina di questo saggio, l’intensa religiosità del mondo islamico si percepisce con chiarezza, e posso dire che anche solo leggendo alcuni passi ci si sente sottoposti allo sguardo dell’Altissimo: ma Lui… ha davvero condannato il cane in quanto tale a una condizione di subalterno senza speranza? Oppure ce lo ha affiancato così da vicino proprio perché dia a noi umani un insegnamento di vera umiltà e rettitudine, in fin dei conti più di ogni altra specie animale?
Se volete scoprire di più, non vi resta che leggere questo prezioso, piccolo libro.

In conclusione, vi segnalo che qui troverete anche un bellissimo apparato iconografico. Inoltre, potrete risolvere diversi interrogativi scientifici e non solo umanistici, attingendo a testimonianze uniche di cinegetica (tra classificazione di razze canine e allenamento di levrieri), e più in generale, di raffinata zoologia antica.

< Il cane – possa Dio non farti mai mancare il suo aiuto – ha molti vantaggi che pesano più degli svantaggi, e li superano in gran numero >.

Ibn al-mazurban, “Virtù dei cani e miserie degli esseri vestiti”

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