Nel lontano 1916, nel Regno Unito, le porte della cinofilia ufficiale si aprivano a una razza canina che non potete non conoscere: il Labrador retriever. In quell’anno, nientemeno che i progenitori del mio caro Jimi ricevevano finalmente il riconoscimento di razza pregiata, e l’onore di un club tutto loro, il Labrador Retriever Club.
L’interesse per il Labrador, che nel Regno Unito si fa strada come cane da piccola selvaggina, specializzato in cerca e riporto da terra e da acqua, non ha però avuto la sua origine nei primi del Novecento, ma già a metà del secolo precedente. Il primo “vero” Labrador, capostipite della razza (quasi) come la conosciamo oggi, è infatti nato nel 1885 ed è Buccleuch Avon, uno stallone nero allevato da Lord Malmesbury e di proprietà del Duca di Buccleuch.


Non è questo articolo la sede per dilungarci in grandi approfondimenti sull’evoluzione della razza, ma potendo trovare un apprezzabile apparato iconografico, qualche nota ve la lascio lo stesso.
Per chi pensa ad esempio che il Labrador sia un cane di taglia grande, e chi lo apprezza “grosso così”: abbiamo qualche dato biometrico su Buccleuch Avon, che ci dice che era un cagnolotto di taglia media, sui 50 cm al garrese. Addirittura, due dita buone più basso di Jimi… che oggi, agli occhi dei più risulta piccoletto e “femmineo”, per il solo fatto d’essere della stirpe da lavoro!
Gli anni passavano, e così aumentava la fama del Labrador, che diventava sempre più famoso e amato, e di tipo sempre più definito. Tra gli allevatori illustri, depositari della storia e della tradizione labradorofila, viene dunque subito da citare la Contessa Lorna Howe.

Che ha fatto di così grandioso, la nostra Contessa dei Labrador? Innanzitutto – direi io, da bibliofilo – ha scritto una interessantissima monografia storica sulla razza che è ancora reperibile e utile: sopra, ecco a voi la copertina dell’ottava edizione del 1980, che trova il suo posto anche nella mia biblioteca. Questo libro non conta (purtroppo) tantissime immagini, ma due tra tutte sono famose davvero: ritraggono il cane Banchory Bolo, e sono convinto che chi di voi sa qualcosa di abbastanza tecnico sul Labrador, l’ha già sentito nominare.

Un lucido animale nero e ben piazzato, che ha avuto la fortuna di campare quasi dodici anni (1915-1927), non poco considerando epoca e periodo storico. Oltre ad aver fondato la stirpe più illustre dei Labrador moderni, ha avuto l’onore d’essere il primo campione assoluto di bellezza e lavoro del Regno Unito, titolo noto in inglese come Dual Champion!
Per gli appassionati di cani da premio, potrebbe bastare questo dato a far accendere la lampadina sulla testa e a non far dimenticare il nome di Bolo. Ma per chi apprezza i cani anche come personaggi dotati di una storia… quasi umana, il nostro premiato quadrupede va ricordato per ben altri particolari.
Pensate infatti che Bolo sia stato sempre un cane baciato dalla gloria canina, dedito soltanto a distinguersi sui campi di caccia, a brillare nei ring delle esposizioni e a offrire il suo prezioso seme alle più belle fattrici della sua razza? In tal caso, vi sbagliate di grosso.
Dopo la morte improvvisa del suo Scandal of Glynn, la Contessa Howe si mise presto alla ricerca di un suo figlio, e così acquistò Bolo, dall’allevatore John Banner. Va detto che si trattò di un affare tutt’altro che vantaggioso: infatti, su questo bel cagnone di nemmeno tre anni, pendeva come una ghigliottina il rischio d’essere abbattuto, al prossimo sgarro contro un essere umano!
Da quando in qua un Labrador aggressivo, direte voi? Sicuramente sarà stato di temperamento più duro rispetto ai soggetti a cui siamo abituati oggi, ma più che altro si trattava di un cane maltrattato e privo di fiducia verso l’uomo. Così giovane, aveva già incontrato diversi addestratori brutali, incapaci di intercettare la sua sensibilità… ed era rimasto ferito nel profondo della sua anima canina.
Nonostante le premesse non rosee, la Contessa se lo prese a cuore, e dopo averlo accolto nei suoi canili ne ebbe grande cura. Non era certo un cane docile e disponibile, ma qualche buon risultato a caccia lo dava, ed era indubbiamente un bell’animale. Capitava però che si adombrasse spesso, e che il mostro della paura dell’uomo lo facesse reagire ancora in maniera mordace: tra questi episodi di tensione, uno fu definitivo.
Si era da poco ripreso da un periodo di malattia, quando uno degli addetti ai canili gli giocò un pessimo scherzo, facendogli schioccare accanto una grossa frusta da cavallo. La paura vinse allora sull’aggressività, e il nostro Labrador si diede alla fuga, fino a rimanere impigliato nella stanga acuminata di un cancello, e ferirsi gravemente.
Ancora una volta il pericolo della morte aleggiava su Bolo, ma di nuovo Lady Howe decise di proteggerlo e gli fece cucire la ferita, lo tenne al caldo nella sua cesta e attese che ritornasse in forze. Ormai del tutto indifeso, il burbero Retriever si decise ad affidarsi alla sua compagna umana, e i due finalmente strinsero un sincero patto di fiducia e amicizia.

Bolo aveva allora imparato una nuova lezione più positiva sugli umani, ma anche la Contessa sostiene – nei suoi scritti – di avere appreso un messaggio prezioso dal suo amico dal pelo nero: rimase per sempre il suo cane preferito, proprio a dispetto delle avversità che hanno incontrato insieme, e non solo per i prestigiosi titoli che ottenne in seguito, culminati con la ben nota Dual Championship.
Proprio in onore di questo soggetto illustre e dei suoi conseguimenti agonistici, ancor oggi presso il Labrador Club del Regno Unito si disputa una gara con in palio la… Bolo Cup!
Diffusissimo in Gran Bretagna, il Labrador ha fatto presto a migrare verso gli Stati Uniti ed essere apprezzato anche nel Paese a stelle e strisce: chi si intende di Labrador, sa che spesso parlare di Labrador americano equivale a riferirsi a soggetti ben diversi da quelli inglesi. Impropriamente, c’è chi crede che l’inglese sia quello da mostra, e l’americano sia quello da lavoro, ma purtroppo, per entrambi gli standard attuali esistono due linee separate.
Nei tempi passati, la spaccatura tra tipo da show e tipo da lavoro era molto meno netta rispetto ad oggi e i soggetti britannici e statunitensi erano quasi tutti cani dalle interessanti doti venatorie e utilitaristiche, e dalle belle forme insieme.
Uno di questi cani dalla pregevole armonia, stavolta nato e cresciuto negli Stati Uniti, è il prossimo Labrador famoso di cui vi racconterò. Un eroe di quelli brillanti in tutto, fin dai primi passi lontani da mamma cane? No, nemmeno lui, anzi: alla prossima puntata dunque, arrivederci con la curiosa avventura di Buck… o meglio, di King Buck.


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