di Carla Maiorano,
addestratrice ENCI sez. 1 (cani da compagnia, utilità, agility e sport) e sez. 2 (cani da conduzione del bestiame)
A volte, nella mente del proprietario medio non è ben chiaro cosa sia maltrattamento e cosa no: per carità, alcune cose per la nostra etologia, per la nostra specie sono maltrattamento. Il punto è che il cane non è un essere umano. Il Canis lupus familiaris (cane) non è l’Homo sapiens sapiens (uomo), perciò ragiona e pensa in modo diverso da noi, ma soprattutto desidera cose e ha priorità diverse dalle nostre.
Gli scienziati negli anni hanno provato a dare una definizione di benessere, ma si è vista una certa difficoltà a stabilire cosa sia il benessere: diciamo che il fatto di non poter chiedere agli animali se sono felici, se sono stressati, se sono sereni… non aiuta. O meglio, non è che non possiamo chiederglielo, il problema è che non possono darci una risposta per noi comprensibile. Se volete potete anche provare a chiederlo a un qualsiasi animale (vi sconsiglio di chiederlo alla tigre allo zoo, e qualsiasi sia la risposta sono sicura non vi piacerebbe), le risposte più eloquenti e per noi comprensibili saranno un’espressione interrogativa, un mezzo scodinzolio, un verso, vi lascio immaginare le altre. Insomma, l’avete capito: non ci possono dare risposte che per noi hanno un significato, certo alcuni proprietari di cani diranno: ”eh, ma se scodinzola è felice!”. No, il cane che scodinzola vuol dire tutto e nulla. Il cane scodinzola anche mentre sta mordendo il bambino che gli rompe l’anima o mentre sta crepando di dolore. La mia Luna, poi, scodinzola mentre la rimproveri, mentre dorme – mentre dorme realmente cammina pure e viene anche a elemosinare per salire sul letto con tanto di occhi chiusi – e durante la condotta sportiva per poco non prende il volo come gli elicotteri. Il cane che scodinzola non è un cane felice o arrabbiato, impaurito o eccitato… o meglio qualcosa è di sicuro, ma non ci è dato saperlo dalla coda. Il cane che scodinzola è un cane che è disposto alla comunicazione, vuole comunicare qualcosa. Quel qualcosa poi sarà tutto da vedere, alcune cose le possiamo dedurre dal resto della sua mimica e dal contesto, ma non aspettatevi risposte articolate come: ”vivo da dio!” o “sto malissimo!”. Comunque, volendo tornare al nostro discorso sul benessere, gli scienziati, dopo essersi scannati per benino, a qualche conclusione ci sono arrivati. Per carità, non è che abbiano finito di discutere sul fatto che viva meglio la tigre nello zoo (libera dalla fame e dalla malattia, ma in uno spazio limitato) o quella nella giungla (può andare dove le pare, ma soffrirà la fame, il freddo, la malattia…), ma su una cosa sono d’accordo: gli animali hanno bisogno di esprimere la loro agentività.
Ora vi starete chiedendo cosa sia l’agentività, vi posso dire che non ha nulla a che vedere con gli agenti segreti. L’agentività è la motivazione di un animale a comportarsi attivamente, al di sopra del livello di attività richiesto in quel determinato momento, per aumentare il proprio livello di competenze. Ora, questo a livello evolutivo sembrerebbe controproducente, perché l’animale spreca più energie per fare qualcosa che non necessariamente ha un’utilità, mentre solitamente l’evoluzione spinge per l’ottimizzazione delle energie. Il mistero, però, si svela se diamo una definizione di competenze. Le competenze sono l’insieme delle esperienze comportamentali e cognitive, sono gli strumenti e le strategie che l’animale possiede in un determinato momento per gestire nuove prove. L’acquisizione delle competenze è influenzata da fattori genetici, fattori epigenetici, maturazione comportamentale, esperienze sensoriali ed apprendimento. Ora immagino che alcune di queste cose non saranno chiare a tutti, perciò cercherò di dare una breve definizione dei punti più critici:
- L’epigenetica è una branca della genetica che si occupa dei cambiamenti fenotipici, ereditabili da una cellula o da un organismo, in cui non si manifesta un cambiamento del genotipo. Un esempio semplice sono i gemelli omozigoti, ovvero quelli “identici”, se questi crescono nello stesso ambiente tenderanno ad assomigliarsi molto, anche se non saranno mai davvero uguali. Se crescono in ambienti diversi, pur avendo lo stesso identico patrimonio genetico accumuleranno molte più differenze.
- La maturazione comportamentale è il perfezionamento di un comportamento in assenza di un esercizio. Un esempio di maturazione comportamentale è il volo negli uccelli, infatti gli uccelli imparano a volare senza o con pochissimo esercizio.
Il fatto che le competenze siano soggette a maturazione comportamentale e a effetti genetici ed ereditari è indicativo di come sia importante che non vengano acquisite solo nel momento in cui è l’ambiente a proporre gli ostacoli, perché l’animale si troverebbe in difficoltà. La genetica e la maturazione comportamentale hanno dei limiti, per questo gli animali sono motivati ad investire energie e tempo per esporsi a rischi di una certa gravità. L’evoluzione ha premiato quegli animali che mostravano una maggiore predisposizione ad acquisire competenze anche attraverso le esperienze, perché quegli animali avevano maggiori probabilità di aver acquisito abbastanza competenze per saper superare anche gli ostacoli più difficili.
Dunque, è assodato che agentività e competenze sono fondamentali per la sopravvivenza dell’animale, ma lo sono anche per il suo benessere. Intatti esprimere agentività per l’animale è gratificante, a prescindere dai risultati. La dimostrazione del fatto che per l’animale mettersi alla prova sia gratificante è il fenomeno del contrafreeloading (CFL), ovvero gli animali se possono preferiscono svolgere un’ attività per ottenere il cibo, anche se quello stesso cibo è disponibile senza bisogno di impegnarsi per ottenerlo. L’animale in questo caso non lavora solo per ottenere il cibo, ma anche per ottenere informazioni su possibili fonti di cibo future.
Il CFL è studiato offrendo agli animali due possibili fonti di cibo, una disponibile subito e un’altra, uguale in tipo di alimento e quantità, ottenibile solo dopo aver speso delle energie apposta per ottenerle. Il livello di CFL è espresso in percentuale di cibo che l’animale assume dalla fonte che richiede un consumo di energie.
L’espressione dell’agentività produce uno stato emozionale positivo nell’animale, infatti, in un esperimento si è registrato un aumento della frequenza cardiaca nei bovini che avevano imparato ad aprire un cancello per raggiungere il cibo. Questa alterazione dello stato emozionale dell’animale sarebbe indicativa del fatto che c’è una presa di coscienza delle competenze raggiunte e una conseguente eccitazione. Alla luce di questi fatti anche il comportamento del gioco, che per tanti anni si era pensato essere contro-evolutivo, in quanto definito come un comportamento privo di un fine serio, acquisisce un profondo significato evolutivo. Infatti, anche il gioco è un modo per esprimere l’agentività, a tal proposito anche i comportamenti esplorativi sono espressioni di agentivtà.
Tutti gli scienziati ad oggi concordano sul fatto che la possibilità di esprimere agentività migliora la salute fisica degli animali e la sua fitness (capacità di generare progenie, a sua volta capace di generare figli). I benefici diretti sono dovuti alla maggiore attività che l’animale compie e al fatto che questo rafforzi i suoi muscoli, ossa e articolazioni. In particolare, poi, l’agentività, espressa come gioco o esplorazione, migliora la coordinazione senso-motoria e crea una maggiore complessità neuronale e plasticità.
In uno studio intitolato Effects of attention and rewarded activity on immune parameters and wound healing in pigs, condotto su 56 suini tra le 7 e le 20 settimane e divisi in gruppi da 8, hanno addestrato gli animali per riconoscere e localizzare uno stimolo acustico, in seguito al quale ricevevano una piccola ricompensa, mentre il gruppo di controllo aveva libero accesso al cibo. Si è osservato che negli animali sperimentali c’era una concentrazione di IgG significativamente più alta e un aumento della proliferazione delle cellule T in vitro, inoltre le ferite da biopsia avevano un decorso migliore e più rapido con una riduzione di estensione significativa già a partire dal 5°giorno.
Ad oggi il benessere non è più inteso come un semplice benessere fisico, ma anche come una vita di qualità. Impedire l’agentività può portare a manifestazioni di noia che possono sfociare in depressione e impotenza. La passività di tanti animali in cattività è spesso da considerarsi come una strategia adattativa per far fronte a un ambiente privo di stimoli adeguati. Si tratta però di un mal-adattamento in cui l’animale vive in un limbo.
Quindi miei cari proprietari di pet, se volete bene al vostro compagno di vita, non pensate che il fatto che lui stia lì, buono e tranquillo sul divano, vuol dire che sia felice e che faccia una bella vita, se volete renderlo felice assicuratevi che possa esprimere la sua capacità di acquisire nuove competenze, dedicate loro tempo per giocare e per fare esercizi anche semplici, arricchite l’ambiente sempre con nuovi stimoli… insomma, dedicate loro tempo di qualità.
Photo credit: Ilaria Romagnuolo


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