Agli albori dell’acquariofilia italiana: il manuale di Paola Manfredi, tra pesci e altre meraviglie acquatiche

Come sapete se mi leggete già, sono un cacciatore di libri. Libri vecchi, libri malandati… basta che parlino di bestie e annessi, e io li raccatto da quasi ogni luogo, come se avessi un radar. Ebbene, indovinate un po’ che libro ho trovato, proprio tra le bancarelle della famosa mostra VeronaReptiles dello scorso mese? Nientemeno che il manuale di acquariologia della dott.ssa Paola Manfredi!

Come… mi chiedete chi è Paola Manfredi, e di che manuale sto parlando?
Beh, allora forse vi conviene ridare un’occhiata a questo mio articolo della passata estate, e magari vi consiglio anche di farvi un giretto all’Acquario Civico di Milano. Lo vedrete anche voi lì, questo manualetto: al piano di sotto, in mostra, insomma sotto vetro come una vecchia reliquia intoccabile. Anno 1960, Antonio Vallardi Editore (… ma la prima edizione, quella in vetrina, è degli anni Trenta del secolo scorso!). Titolo preciso, I pesci ornamentali. Sottotitolo, stupendo per i miei gusti: e l’allevamento del pesce rosso.

Stento a credere di averlo nella mia libreria, di averlo ora a mia disposizione in cambio di soli cinque euro: lo sfoglio tutto e noto che viene, da un qualche viaggio di tanti anni fa, dall’Acquario di Genova, di cui porta un vecchio timbro. Un altro luogo per me simbolico, addirittura fin dalla scuola materna!
Gialle le pagine, giustamente. Affascinanti le incisioni e fotografie, che illustrano vasche, piante e pesci. Concise ed essenziali, ma ricche di entusiasmo per la materia e informazione scientifica, le istruzioni per allestire gli acquari.

Come in ogni manuale vintage ma costruito bene e scritto da veri esperti, i progetti proposti sono semplici, economici, alla portata di quasi tutti gli appassionati di cose naturalistiche, di allora come di oggi. Non si parla di certo di pesci o piante dalle esigenze assurde, di apparecchiature costosissime o di allestimenti così elaborati da sembrare emulazioni fittizie della natura, come quelli che si vedono ora troppo spesso proposti nei negozi di animali, acquari e affini.

La zoologa milanese la fa piuttosto breve: una vasca semplice e ampia, fondo naturale fertile o inerte a seconda delle vostre intenzioni, piante rustiche e capaci di crescere bene alle nostre latitudini, pochi pesci di modeste dimensioni, robusti e adatti a riprodursi in cattività senza soffrire inutilmente o richiedere cure troppo onerose. Un occhio attento per l’ecosistema che si verrà a creare, e cura anche per flora algale e microfauna, riparo e nutrimento naturale per i nostri pesci. Contano, insomma, anche tutti quei microscopici ma affascinanti animalucci (per dirla come lei), utili ad un allestimento verace di un acquario con fini didattici naturalistici, e non meramente ornamentali. Non per niente, è sempre la dott.ssa Manfredi, con un suo altro manuale che ho già acquistato qualche mese fa, ad avermi fatto riaccendere il fascino per la microscopia…

Abolite le bocce, i cilindri, le vaschette di dimensioni ridicole. E già partiamo bene, per essere roba vecchiotta, anni Sessanta, quando ancora l’acquario era oggetto semisconosciuto in Italia. Eppure… i miei primi animaletti domestici – due sfortunati pesciolini rossi – sapete dove vivevano, nell’anno 2000? In una boccia di meno di cinque litri, ovviamente, con fondo verdone artificiale e conchiglie marine totalmente fuori luogo, senza riparo alcuno né spazio per nuotare o esprimere alcunché della loro natura davanti agli occhi di un bambino curioso.
Anche alle scuole medie, zoologo in erba almeno nella mia testa, le mie ambizioni di acquariofilo serio e scrupoloso sono state letteralmente segate a metà dai “grandi” per pura ignoranza e incapacità di ascoltare… ma basta coi brutti ricordi: forse, queste cose su di me già le sapete, e non voglio tediarvi ancora.

Questo dettaglio invece, può darsi che non lo sappiate: le mie intuizioni di ragazzino erano giuste, e i miei esperimenti nel corso del tempo hanno avuto un filo logico che quasi sottovalutavo. Viva i Poecilidi insomma, per i principianti con poche disponibilità e… col braccino forse un po’ corto, come il mio. E grazie Paola Manfredi, per avermi rassicurato almeno un po’: grazie ad una signora d’altri tempi, con le mie passioni e l’età da bisnonna.

Sapete chi vince il podio di pesce a costo quasi zero, secondo la nostra Autrice? Ebbene sì, Gambusia affinis, la mia grigia ma fedele consolazione acquariofila post-liceale, nel suo triste eppure decente acquarietto da trenta litri scarsi e le Elodee e le alghe filamentose. Da scoprire di nuove ce ne sono e saranno anche su Poecilia reticulata, il piccolo e arcinoto Guppy, mia sola soddisfazione riproduttiva alle scuole medie. Quindi… magari, ci aggiorneremo di nuovo anche su di lui.

Dicevamo che Paola Manfredi parla anche – e diffusamente, con tante affascinanti note storiche oltre che biologiche – dell’allevamento del pesce rosso. Ebbene, lo sapete che è proprio lui, Carassius auratus, la mia vecchia passione e ambizione quasi-segreta di allevatore di pesci?
Niente affatto banale anche nella sua forma più semplice in quanto a pinne e livrea, è un animale bello e robusto, ma sottovalutato e maltrattato, non meno di altri miei amici non umani più o meno simbolici: gli asini tra i più grossi, ma tra i piccoli vi posso citare i topi e i ratti, i colombi, gli invertebrati di vario genere… e forse, potrei ancora andare avanti, ma ora torniamo al nostro bel Carassius.

Per ammirarlo totalmente in forma, anche i vecchi consigli e calcoli della nostra zoologa parlano di una vasca con ghiaia e piante galleggianti, con una capienza d’acqua di non meno di un centinaio di litri. Avete sentito bene: la boccia semivuota è inadeguata, punto e basta, e lo è da sempre. Allo stesso modo, le già citate vaschette più o meno improvvisate.
Per far sì che si riproduca, allorché nella sua vasca trovi spazio, cibo abbondante e un banco omogeneo con cui interagire, ci vuol meno impegno, a quanto pare. Ma l’importante, è creare per lui un habitat almeno decente già in partenza. Questo perché, semplicemente… giocando un po’ con le parole come piace fare a me, va ricordato che i pesci rossi sono anche pesci grossi. O almeno, non piccoli, né bisognosi di cure di nessun rilievo, checché ne dicano gli ignoranti, e anche troppi commercianti di animali, gente solitamente di pochi scrupoli, a differenza degli allevatori seri.

Come prevedevo, questo manuale è una vera perla in piccolo formato. Di certo, oggi ne troverete di più aggiornati, e col computer o lo smartphone potete lo stesso sbirciare su internet, ma… per favore, fatelo sempre con cautela, e sincera passione per i vostri animaletti acquatici!
Concludendo, direi che la mia parte preferita – oltre a quella sull’allevamento casalingo del cibo fresco per i pesci (invertebrati, affascinanti loro stessi) – è stata quella sulle patologie dei nostri amici con le scaglie: insomma, una branca assai poco considerata della veterinaria, giacché…

< … il detto “sano come un pesce”, è falso; perché i pesci – non meno di tutti gli altri viventi – sono soggetti ad imperfezioni o malattie… >

Paola Manfredi, I Pesci Ornamentali e l’allevamento del Pesce rosso – Vallardi Editore, 1960



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