“Il comportamento degli animali”, di R. e B. Chauvin

Da un paio d’anni a questa parte, ho dato un freno ad almeno alcune delle mie ricerche serrate e tecniche sul mondo animale. Non del tutto, ovviamente, ma in qualche modo ho sospeso il giudizio. Può darsi che mi sia davvero preso una pausa, e che così facendo, abbia fatto maggior chiarezza dentro me stesso.
Mi sono messo da parte, rispetto al turbinio confuso di opinioni non sempre verificabili, che aleggia troppo spesso intorno alla cinofilia, primo ambito grazie al quale – un po’ per passione, un po’ per necessità e poi professione – mi sono affacciato in pieno campo al comportamento animale.

In un mondo in cui tutti sanno tutto, o credono di sapere, io pensavo di aver trovato un certo equilibrio su alcuni punti di vista (cinofili e zoologici), e qualche anno fa mi ci sono pure accomodato sopra. Niente di strano, nonostante i miei rimproveri a me stesso: è un atteggiamento tutto umano, quello di venir viziati dal proprio modo di vedere, quando si conduce un’indagine conoscitiva. Si fatica – e tanto – ad essere veramente imparziali, soprattutto su campi di conoscenza relativamente nuovi e non sempre certi, come quelli che riguardano le menti, gli usi e i costumi dei nostri compagni non umani.

Allo stesso modo, da un paio d’anni un bel saggio giaceva lì di traverso, nella mia libreria, ad aspettare pazientemente che ne riprendessi la lettura, e lo concludessi come si deve: Il comportamento degli animali, di Rémy Chauvin e Bernadette Muckelsturm Chauvin. Anno 1977, edito in italiano da Economica Laterza.

Bella lavata di faccia con acqua fredda il giusto, quella che mi hanno dato i coniugi Chauvin con la loro opera. In un compendio di garbata, lucida e chiara polemica sui diversi studi e punti di vista intorno al comportamento animale nel corso della storia moderna, i due biologi francesi mi hanno svegliato in maniera davvero stimolante ed esaustiva dal mio temporaneo sonno zoologico-etologico.

Non recentissima come fonte, non lo nego. Ma personalmente, apprezzo sempre avere una visione storica d’insieme del qualsivoglia campo della conoscenza sul quale mi trovi ad approfondire. E con questo libro, sono stato soddisfatto anche oltre le mie aspettative, perché si parte – con tanti e apprezzabili particolari – proprio dalle origini dell’indagine etologica. Dalle primitive macchine animali di Cartesio fino alla cultura degli animali di più recente concezione, passando per le scoperte e revisioni di Konrad Lorenz e della scuola oggettivista… oltre alle porte della storia della scienza, si aprono qui le porte per un’infinità di interrogativi, di allora come di oggi, sulla natura animale, ma anche sulla natura umana.

Da dove parte la nostra conoscenza degli animali e del loro modo di comportarsi?
Spesso, si sa, abbiamo una visione idealizzata di questi temi. Oppure, per quanto ci si sforzi di dare allo studio del comportamento animale una descrizione imparziale, finiamo per scoprire che tanti sono i tranelli in cui può cadere chi ricerca in questo campo, giungendo a interpretazioni più o meno fallaci.

Questo è il cuore dell’argomentazione, e la domanda principale che si fanno i coniugi Chauvin: siamo così sicuri di conoscere davvero i principi che regolano linguaggio, rapporti, personalità, azioni e reazioni dei non umani?
Inoltre, siamo davvero certi che questo complesso insieme di manifestazioni e relazioni, che dipendono da una miriade di fattori interni all’organismo studiato ed esterni ad esso, possa essere ridotto a vere e proprie formule e leggi?

Finalmente fuori dalle “torri del silenzio” di Pavlov e dalle “Skinner box” dello psicologo statunitense che ad esse dà il nome, gli animali dei Chauvin sono visti oltre le condizioni di laboratorio, analizzati nella loro diversità e unicità tanto di specie quanto individuale. Il relativisimo con cui vengono (e andrebbero) analizzate le potenzialità psichiche di ciascuna specie descritta è ciò che più viene messo in risalto. Non ha senso infatti affermare ad esempio che un picchio sia necessariamente “più intelligente” di uno scimpanzè: sia l’uccello sia la scimmia possono imparare a risolvere problemi anche molto complessi, e a comunicare con noi in maniera codificata, e addirittura estremamente articolata… tanto da mettere in discussione il nostro stesso “primato da primati”! Tutto dipende dalle loro reali motivazioni a comportarsi in un dato modo, dalla nostra capacità di dare loro sufficiente libertà e possiblità di esplorare anche in condizioni sperimentali, al permettere loro di risolvere problemi per i quali siano veramente predisposti, anziché assoggettarli ad esperimenti meccanici e in fin dei conti vuoti, per quanto sempre interessanti.

Dalla psicologia alla linguistica, fino alla filosofia, tante sono le discipline che concorrono a rendere ricco e coinvolgente il racconto e l’argomentare dei nostri Autori. Un susseguirsi ordinato eppure articolato di punti di vista che non possono fare a meno di farmi appassionare, e darvi un ottimo riscontro di questo saggio… a patto che non siate del tutto digiuni di questioni di comportamento animale, di biologia, ecologia e – come appena detto – non solo di discipline scientifiche.

E le conclusioni dunque, quali sono?
Lungi da me voler fare eccessive anticipazioni a voi lettori! Possiamo comunque dire che la risposta pù ricorrente dei nostri ricercatori-narratori è… un sonoro dipende. Le reazioni di un animale a un dato stimolo dipendono infatti da troppi fattori perché se ne possa isolare davvero l’origine. Dipendono anche i rapporti sociali, dipende il concetto di predominio, di gerarchia, di territorio. Dipende, infine, dal contesto, la nozione e la manifestazione di aggressività.

L’uomo però, fin troppo spesso pretende di giungere presto a verità e certezze: a volte per comodità, a volte per timore… a volte per convinzioni e interessi veri e propri. Ecco allora che lo studio del comportamento animale prende anche a sproposito le vie dell’antropologia, e prende sempre più connotati non solo filosofici, ma anche politici. Così, lo studio della biologia non diviene più ricerca imparziale, ma si trasforma in spunto per diatribe e conflitti: contano di più gli istinti, l’apprendimento o l’ambiente? L’uomo è naturalmente aggressivo, e deve per forza sfogare questo suo… istinto? In che modo lo può e/o lo deve esternare? Esiste la guerra nel mondo animale, e in che termini etolgici è diffusa e legittima nel mondo umano? In questi intricati contesti vedremo nomi illustri delle scienze del comportamento trattare e ritrattare… ma credo ora di avervi svelato abbastanza: se volete approfondire ancora, a voi la lettura!

Duecentocinquanta pagine e poco più, intense e concentrate, che aprono la mente pur richiedendo un discreto sforzo da lettori. Tante fonti ed esperimenti ben spiegati. Forse non tra i saggi etologici più famosi, ma vi consiglio davvero di andarlo a cercare, se il tema vi interessa, nella sua multidisciplinare complessità.

Una replica a ““Il comportamento degli animali”, di R. e B. Chauvin”

  1. […] arricchire le letture, suggerisco – per la forte similitudine che vi ho ritrovato – il saggio dei coniugi Chauvin, di poco precedente in linea cronologica a questo lavoro di […]

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