Mus musculus: le avventure di Pirgopolinice e Artotrogo

Tito Maccio Plauto, commediografo latino del II secolo a.C., la sua palliata e l’eredità che ha con essa lasciato all’arte teatrale occidentale. E i nomi dei suoi personaggi, come dimenticarli, soprattutto se portano con sé dei significati non banali? Un soldato fanfarone di nome Pirgopolinice, e la sua spalla… il parassita Artotrogo. Eco liceali, storie divertenti, parole affascinanti: il nostro Miles gloriosus è infatti “distruttore di torri e città”, mentre Artotrogo è di nome e di fatto “roditore di pane”. Così si scopre, ricostruendo origine e significato di questi altisonanti esempi di onomastica greca.

Stampati come tatuaggi discontinui nella mia mente, vocaboli insoliti dal mondo antico riemergono ciclicamente dentro di me, compongono neologismi e rime sciocche nei miei momenti di fantasia. Ecco allora che, ritto come un soldatino nella sua tronfia robustezza, esattamente un mese fa Pirgopolinice entra in casa mia sotto forma di Mus musculus… insomma, di topolino domestico. Stesso genere e stessa specie, solo più piccoletto e delicato, il suo compare Artotrogo.

Mai nomi furono più azzeccati! Le primissime interazioni tra i due roditori, mi diedero subito una lezione su come ciascun animale, anche il più semplice e insospettabile tra le bestioline domestiche, abbia una propria marcata personalità individuale. Un solo giorno di erronea sistemazione in coppia – sottovalutando la componente “due maschi nello stesso territorio e con le stesse risorse a disposizione” – e non si fanno attendere lotte furibonde. O meglio… Pirgopolinice il soldato non si fa pregare a mostrare una certa aggressività contro il soccombente Artotrogo, divenuto suo malgrado parassita da scacciare dalla ciotola dei semi.

Balzi, piroette, morsi, squittii. Se pensate che lo squit del minuscolo topolino sia un verso flebile e tutto sommato dolce, vi sbagliate di grosso: è un fischio furioso che si sente anche a distanze non indifferenti. Per fortuna, emesso quasi solo in caso di alterco tra conspecifici, o in caso di marcato spavento, da quanto ho potuto osservare fino ad ora.

Fatto sta che… da un giorno con l’altro, in camera mia, lotte tra topi, con poco da invidiare a quelle tra bestie più grosse come i cani o i gatti. E io, tra una maledizione e l’altra alla mia leggerezza nell’accasare i due maschi nella stessa teca, mi affretto a separarli, i nostri piccoli contendenti.
Il povero Artotrogo, pinzato e arruffato, si è ora ripreso alla grande, ma i due Muridi adesso hanno una bin cage ciascuno: una bella casetta artigianale nata da ricerche incrociate e soprattutto dall’ingegno della cara Ilaria, armata di trapano, rete metallica, fascette, con cui abbiamo adattato a scopi zoologici quei contenitori di plastica trasparente che si trovano in diverse catene di negozi di fai da te.

Cosa abbastanza nota, i topi sono animali sociali, più precisamente ancora, animali coloniali. Vivono insomma, in grandi gruppi organizzati. Eppure in cattività, tra maschi non è il caso di rischiare, e non c’è nulla di male a tenerli singolarmente, a patto che il loro alloggio contenga diversi arricchimenti ambientali: dalla ruota per correre a diversi nascondigli, al substrato in cui scavare, a diversi cibi da sgranocchiare, cercando di far esprimere loro una buona porzione del loro etogramma.

Menzione d’onore per le fanciulle murine, le nuove compagne a quattro zampe di Ilaria, tutto sommato pacifiche nel loro terzetto dai mantelli variopinti. Chissà, magari un giorno potrebbero pure diventare mogli dei nostri topi plautini…

Ogni dritto ha il suo rovescio, e il più pacifico e timido Artotrogo, non è tipo da farsi prendere in mano tanto spontaneamente, mentre il bellicoso Pirgopolinice è curioso e più accondiscendente verso le attenzioni umane.
Personalmente, non sono un grande appassionato dei maneggiamenti di animali che non abbiano la manifesta intenzione di farsi toccare: li osservo in silenzio, con la mia solita curiosità, ma non sento la mancanza di contatto fisico con loro, soprattutto se così piccoli e piuttosto fragili.
In ogni caso, qui inizia la mia opera in lode del topo, come roditore domestico che dovrebbe riscuotere molta più fama di quanta non ne abbia in realtà nel settore dei piccoli pet.

Sono sicuro che molti di voi hanno o hanno avuto dei criceti, dominatori indiscussi tra i roditori di casa. Anch’io ho avuto a che fare con loro in più occasioni: notturni ed elusivi – per quanto oggettivamente carini – sono notoriamente facili alla pinzata, coi loro piccoli ma non indifferenti incisivi di cui conservo un ricordo infantile.
Al contrario, i topi non sono mordaci, sono socievoli, e si fanno pure vedere più spesso di giorno, per quanto preferiscano crepuscolo e notte per le grandi attività: restano pur sempre prede, e come da memoria di specie, si sentono comunque più sicuri al buio che in piena luce.
Inoltre, sono forse i mammiferi più sinantropici che ci siano, ovvero legati alla vita insieme all’uomo: parassiti delle nostre derrate alimentari – ahinoi – dalla notte dei tempi (sono onnivori e tutto sommato resistenti), oggi sono tra gli animali più studiati come modelli biologici e biomedici, e il loro processo di domesticazione per tali scopi risale addirittura alla prima metà dell’Ottocento nel mondo anglosassone, per lo meno dalle fonti che mi è stato possibile rinvenire.
Oggi, più all’estero che da noi, Mus musculus è diventato un simpatico e adattabile animaletto d’affezione, che peraltro vanta un gran numero di colorazioni e tessiture del mantello, ottenute dalle più diverse e accurate selezioni: i miei compagni di stanza non fanno eccezione, anzi… secondo Ilaria, i nostri topi (incluse le sue femmine) hanno dei colori particolarmente belli. Come si suol dire, può darsi che valga il motto “ogni scarrafone è bello a mamma sua”, ma in effetti, non abbiamo proprio dei roditori qualunque! L’esempio più curioso è il mio favorito Artotrogo, che ha mantello colourpoint: colorazione molto chiara eccetto che alle estremità, in cui si concentra il calore corporeo, e dunque si esprime il pigmento più scuro, rendendo un effetto analogo a quello del manto del gatto Siamese e del Thai, altri animali che ho sempre amato in particolare, per il loro colore inconfondibile.

Di certo, i nostri amici topi sono meno rotonidini, meno morbidini dei cugini criceti e… lo so, lo so, hanno quella coda lì! Capisco, quell’appendice vermiforme coperta di rada peluria non è tra le caratteristiche fisiche più invitanti che possa presentare un animale, ma la coda dei Muridi è una vera trovata dal punto di vista anatomico funzionale, ed essa stessa direi, merita una lode personale. Per un piccolo equilibrista come il nostro Mus, la coda è infatti un bilancere di precisione. Inoltre, la sua nudità favorisce la termoregolazione, per il minuto corpo del nostro roditore. Perché allora rifiutare un piccolo amico per via della coda, anziché comprenderne il significato prezioso? Rincaro la dose sul tema: tra tutte le varietà selezionate di topo domestico, ne esiste anche una senza coda. Peccato che a quanto pare, all’assenza del lungo codino, si associno nei soggetti di questa varietà diverse anomalie, inclusi problemi nell’equilibrio e nelle funzionalità motorie.

Coda o non coda, vibrisse e zampette indaffarate, orecchie larghe e attente ad ogni minimo rumore, occhi piccoli e vispi anche se non acutissimi in quanto a vista. Potrei andare ancora avanti a raccontarvi di Pirgopolinice e Artotrogo, e dei loro compagni di specie. Sono sicuro che troverei altri pregi del nostro piccolo amico roditore come compagno di vita, e che potrei svelare tanti altri perché di Mus musculus, sia biologici, sia appartenenti all’immaginazione umana… e non certo – del tutto – negativi! Dai roditori di laboratorio a Topolino, a Muridi sacri e simbolici in diverse parti del mondo, fino a razze, varietà e specie della famiglia, incluso il cugino Rattus norvegicus, altro interessantissimo e sottovalutato, a tratti bistrattato animale domestico. Ma questa è un’altra storia, chissà mai che non possa continuare prossimamente!

Come dite? Vi ho convinti a prendere con voi uno o più Mus musculus?
Non male come idea! Se però siete nasi delicati, sappiate solo che l’odorino di topo non sempre è indifferente. Tutto sommato, non fanno comunque eccezione la gran parte degli altri animali non umani, con il loro odore particolare e personale. E spesso, anche certi animali… umani!

Concludendo, la mia insolita simpatia di bambino per il topo domestico anziché per il più famoso criceto, già ai tempi della scuola elementare, direi che è stata positiva e istintivamente ben riposta. Tanti pregi di temperamento in un piccolo formato, e il piacere ripagato di poter osservare da vicino la vita segreta di un piccolo mammifero roditore del tutto domestico e dai costumi adattabili. Giovani lettori, anche a voi il mio consiglio di scelta tra i piccoli animali da compagnia: se vi va e vi è possibile, fatene tesoro! Buone avventure zoofile, e al prossimo racconto.

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