Danilo Russo, “Suoni bestiali”

Io e il mondo sonoro, fin dalla più tenera infanzia, abbiamo avuto un rapporto particolare, decisamente intenso. Ogni animale e ogni persona, a seconda delle caratteristiche di specie e soggetto, vive una propria unica “bolla sensoriale”: la mia, è sempre stata pervasa da sensazioni piuttosto intense, e per quanto riguarda suono e rumore, anche sgradevoli!
Botti di vario genere, palloncini sempre pronti ad esplodere in feste chiassose, claxon e sirene in città… e il piccolo Mattia, prontamente, si irrigidiva e si portava le mani alle orecchie a mo’ di tappo. Crescendo, la questione udito sensibile si è attenuata, eppure rimango una persona dall’orecchio abbastanza delicato. In particolar modo, questa mia caratteristica mi ha creato qualche ostacolo e imbarazzo nel mio rapporto con gli animali: limitandomi alla triade con cui ho avuto maggiormente a che fare, tuttora l’abbaio esplosivo di molti cani mi fa sobbalzare, il raglio asinino è quasi un trauma di vecchia data, e il nitrito equino mi procura un pur minore e controllabile brivido di tensione.

L’attrazione irrefrenabile verso il mondo animale, mi ha però dato la volontà di approfondire, nonostante le incomprensioni di troppi umani, ignari dell’alterità sensoriale: quella diversità di modi espressivi e percettivi che in una certa misura riguarda anche me, e con tutta probabilità mi ha così portato a indagare il comportamento animale, le strategie comunicative non verbale e annessi temi, già ad un’età abbastanza precoce.
Insomma… cosa motiva il cane ad abbaiarmi addosso e farmi trasalire? Come possiamo trovare un accordo e giocare insieme senza invadere le nostre reciproche “bolle sensoriali”? E cosa motiva l’asino a ragliare e il cavallo a nitrire, a muoversi a scatti e accennare impennate, calci e gesti impetuosi? Beh, in quel caso poco potevo fare, il più delle volte si trattava di discussioni puramente animali: mi sarei allora, spesso, limitato a osservare, cautamente a distanza di sicurezza, e con almeno un orecchio tappato.

Mani a schermo o meno sui miei timpani ipersensibili, sapevo che prima o poi avrei dovuto estinguere il mio debito con i versi e le espressioni vocali dei miei amici animali, e farlo studiando qualche fonte tecnica sull’argomento. Ecco allora che ad uno scorso mercato di libri, dovendo fare due conti di budget tra vari testi interessanti, la mia scelta è caduta su Suoni bestiali, dell’etologo Danilo Russo (Orme-Tarka, 2016). Quello della recensione bibliofila di oggi, è insomma un piccolo viaggio nel tema della bioacustica.

Tutti noi siamo immersi, circondati, e prendiamo parte ad un complesso soundscape, ovvero ad un paesaggio sonoro: con la nostra attività umana, così come siamo in grado di deturpare l’ambiente producendo inquinamento atmosferico e devastando ecosistemi, allo stesso modo sappiamo abbastanza diffusamente che siamo causa di inquinamento luminoso, ma… in questa sede, ci concentreremo ovviamente sull’ inquinamento sonoro. Onde che si infrangono tra loro, che perdono il loro significato, che si confondono per mano umana: il caso più noto è quello dei cetacei, dei loro sonar e dei loro misteri che vengono ora annebbiati e ora svelati, sempre per mezzo delle ingombranti imbarcazioni umane. A questo proposito, ne scopriremo di interessanti, con tanto di qualche colpo di scena nel corso del saggio.

Comunicazione sismica, si chiama quella che si basa sulla produzione di onde sonore, che si infrangono su altre superfici – appunto, come piccole scosse di terremoto – e può servire per orientarsi, ovviamente, ma anche per cacciare, localizzare altri esemplari della propria e di altre specie.
Noi umani sappiamo di essere animali a orientamento visivo, e ci viene spesso difficile immedesimarci nell’universo olfattivo dei famosi animali macroosmantici, quali banalmente sono i nostri amici cani. In realtà, sebbene si sia produttori disinvolti di un discreto range di vocalizzi e suoni, a livello di produzione e percezione non siamo eccellenti nemmeno in campo acustico: non possiamo percepire, né produrre, suoni oltre un certo spettro di hertz, a differenza di una moltitudine di nostri compagni non umani, di cui l’Autore ci racconterà in queste pagine.

Infrasuoni e ultrasuoni. Pipistrelli ed elefanti, volpi affamate e rane innamorate, canarini sul nido e persino coleotteri nascosti nei loro anfratti tra terra e fogliame, alla ricerca della prossima preda. Scoperte relativamente recenti, studi quasi casuali, soprattutto sugli enormi pachidermi che per imponenza e fama, spesso consideriamo presenze note e quasi banali nel panorama zoologico a cui siamo abituati.
Animali che sanno riconoscere le lingue umane per sfuggire ai cacciatori. E ancora, animali che sono capaci di ingannare, pur di salvarsi la pelle oppure riempirsi la pancia, oppure ancora riprodursi. Da qui, come spesso accade in etologia, si articolano rami che tendono alla filosofia, con diversi spunti sull’onestà comunciativa, che in quanto umani ci riguarda così da vicino. E ancora, spunti di metacomunicazione, o di vibrazioni sonore così specifiche da indurre l’ovulazione nelle femmine, o vocalizzi specializzati, addirittura atti convincere alle cure parentali ignari genitori adottivi.

Libro conciso e facile da leggere, ricco di fonti accuratamente elencate, molto di più sul suo contenuto non intendo anticiparvi. Eppure, so che sicuramente vi starete chiedendo qualcosa a proposito del curioso tema dell’imitazione. Non solo pappagalli, né altri uccelli, imitatori quasi scontati e dagli intenti più disparati. Lo sapevate che a imitare suoni e perfino voci umane, sono piuttosto bravi anche mammiferi quali i pinnipedi, come… la famosa foca Hoover?
A questo bestione marino dalla storia insolita e dai fitti rapporti con i suoi compagni a due zampe, l’Autore fa un riferimento molto vago, tanto che questa “foca parlante” mi resta come chiodo fisso nel subconscio per diverso tempo. Davo quasi per scontato che avrei faticato a trovare fonti sul suo conto e invece… proprio qualche giorno fa, digitando sul web, il maschio di pinnipede sbuca nei suggerimenti di YouTube in qualche video vintage, di cui vi linko questo.
Sorpresi? Anch’io, nonostante la mia fascinazione per foche, otarie e famiglia che dura dai tempi della scuola materna e dalla prima visita all’Acquario di Genova. Non avevo mai riflettuto a lungo sui loro complessi vocalizzi e sulle loro inaspettate potenzialità: pare invece che, di recente, stiano venendo esaminati scientificamente, per fini di ampio spettro di ricerca. Un orecchio teso verso le foche, dunque, e… buona lettura!

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