Le vite dei piccoli roditori, si sa, sono effimere e fugaci. Dopo appena un mese, il compare Pirgopolinice ha concluso la sua ultima avventura in camera mia: forse in un eccesso di entusiasmo da corridore, forse per l’età adulta già avanzata, si è fatto trovare stecchito, riverso sulla ruota. Eterno riposo anche a lui, dunque: Clint avrà sicuramente di che cacciare, là nell’immaginario oltretomba degli animali!
Dunque, una delle due casette artigianali che che io e Ilaria abbiamo progettato e costruito, è rimasta libera. Guarda caso, qualche settimana fa ci troviamo in quel di Lecco, ad un’altra fiera di bestioline insolite…
< Ci manca solo il criceto! >, inveiva mio padre tanti anni fa, quand’ero ancora in prima o seconda media e avanzavo le mie fantasie su qualche animaletto comune ma interessante che potessi osservare a casa. Mi stava aiutando a pulire la vaschetta dell’infelice testuggine a orecchie gialle, anche lei compromesso, ricordo passato e un poco sofferto.
Quando vengo aiutato a fare qualcosa con esagerata partecipazione altrui, i miei ritmi vengono travolti e… allora più di adesso, ero ancora instabile anche sulle gambe, dunque non potei che cedere alla pignoleria paterna e fargli sistemare da sé la tartarughiera, con lo stesso investimento che si sarebbe potuto riservare alla restaurazione di un’anfora antica. Rimanevo lì perplesso, impotente, con la faccia imbambolata e un velo di tristezza il più delle volte. Ero davvero un tale imbranato? Veramente non sarei mai stato in grado di accudire autonomamente un animaletto mio? E sul serio, un criceto sarebbe stato un impegno così gravoso per… tutta la famiglia?
Ora, alla bella età di quasi ventisei anni – complice la cara fanciulla con cui si condividono questi interessi – sto operando con poche riserve una sorta di “risarcimento zoologico”. L’altro giorno, Ilaria mi fece giusto notare: < Da quando abbiamo passato l’anno [insieme, nda] stiamo andando al ritmo reciproco di un animale al mese >. E io, ricambiando il sorriso ironico di chi sa che sta facendo qualcosa di abbastanza eccentrico, le rispondo: < Certo tesoro, se continuiamo così, ora del prossimo anno io potrei riuscire a raccattare addirittura un equino, e tu la famosa capretta tibetana! >. Nel frattempo, alcuni pescetti fluttuavano nei sacchetti di plastica, in attesa di giungere nelle nostre case. Questo è però uno spoiler, come si dice, cari lettori…
Tornando a noi, alla fiera lecchese c’era una certa abbondanza di piccoli mammiferi. Buttiamo un occhio sui nostri amati topi, ma proprio lì accanto, esemplari della stessa allevatrice di roditori, scavano e fremono nel truciolato… un gran numero di criceti!
Esattamente. Quegli stessi animaletti che richiamano alcuni miei ricordi non proprio sereni, di quando collezionavo manuali sempre più tecnici sulla cura degli animali da compagnia, ma quasi sempre i miei studi giravano a vuoto.
Devo dire che, proprio coi criceti, già in passato ho accumulato una modesta esperienza, per lo meno come pet-sitter. Il primo l’ho curato da bambino – tra la seconda e la terza elementare, se non erro – e… piccolo impaziente e rompiscatole, mi presi a buon diritto un morsetto dal roditore sonnecchiante e non intenzionato a farsi toccare! Il secondo era la grigia, morbida Charlie, bestiolina delle mie cugine: con lei ero ormai a inizio liceo, e ho avuto la bella occasione di condurre osservazioni piuttosto attente sulle sue abitudini e qualche piccolo esperimento ben riuscito sugli arricchimenti ambientali, tra tubi, lattine e nascondigli vari.
Nonostante Charlie sia stata una paziente disponibile e tutto sommato cordiale, le mie riflessioni zoofile mi portarono ad accantonare definitivamente l’attrazione verso i criceti. Almeno, finché non mi sono trovato con una casetta da roditori libera e un’occasione invitante sotto il naso!
Così, è arrivato a casa Eumolpo, altro animale dal nome altisonante e… comico, che si richiama ancora una volta ai miei ricordi classicisti: è il vecchio poeta del Satyricon di Petronio, coinvolto in assurde avventure tipiche del romanzo latino tardo, e in un intricato triangolo omoerotico. Buon cantore, significa in greco il suo nome, ma per ora, la bestiolina omonima del poeta non mi pare aver prodotto alcun richiamo degno di nota. Chissà cosa ci riserverà il suo futuro?
Battute a parte, cosa ha questo criceto, di così particolare da esser stato aggiunto alla nostra ménagerie quasi d’impulso?
Innanzitutto, va specificato che si tratta di un criceto russo, come le due roditrici con cui ho avuto a che fare in passato, e gli stessi che da bambina ha avuto anche Ilaria. Certo, di questi tempi suona più apprezzabile presentarsi come “criceto lecchese” piuttosto che russo, ma non è colpa della bestiolina se la sua casa originaria è proprio la steppa dell’Eurasia orientale. Il suo altro nome comune è criceto di Campbell, dal cognome dell’esploratore che l’ha scoperto e portato verso Ovest, diffondendolo tra case e laboratori e dandogli l’epiteto specifico campbellii. Il suo nome di genere infine è Phodopus, e qui non posso fare a meno di tirare in ballo ancora una volta le mie care lingue morte: significa infatti “piede scavatore”, per metà dal latino fodere ovvero “scavare”, e per metà dal greco pous, “piede”.
Mai nome scientifico più azzeccato: il nostro amico Eumolpo si è fatto riconoscere subito come scavatore provetto, e ci ha fatto accendere una certa curiosità per gli animali dalle abitudini fossorie, come lui e compagni.
Ma la vera particolarità di Eumolpo, che gli ha favorito le mie grazie, è il suo colore: mai vista una tavolozza così variegata in un insieme di criceti russi! Nella mia parziale ignoranza, credevo che ne esistessero solamente di bianchi e di grigi, e pezzati con le stesse tinte di partenza. Invece, in questo allevamento si riproducevano un bel numero di varietà colorate: bianchi e neri come panda, integralmente neri, biondicci, rossicci… Ho solo dopo imparato, facendo ricerche sul web, che esistono una discreta quantità di criceti russi colorati. Il nostro prescelto ha tinte dorate e un simpatico collare bianco: tecnicamente si tratta di una diluizione del colore originario, e scherzosamente questa gli è valsa il soprannome di “russo dorato”, in riferimento all’altro parente famoso dalla simile livrea, il grosso criceto dorato (Mesocricetus auratus).
Gli occhietti vispi color rubino, le tasche guanciali piene di semi come d’abitudine, svuotate sulla mano di Ilaria. Carino, paffutello e morbidino, decido di prenderlo con me. A casa, gli riservo, oltre alla classica ruota e a qualche tubo in cui infilarsi e sgranocchiare, un vasto rifugio scuro e riparato, in cui potrebbero abitare criceti in un piccolo esercito… se non fossero animali brutalmente solitari!
Insomma, sono conscio del suo amore per la privacy, e la assecondo.
Il nostro Eumolpo però, non è solo un animale un po’ schivo e restio al contatto, come tutto sommato è il delicato topolino Artotrogo: a differenza del Muride, il Cricetide è un vero ombroso. La sua non è semplicemente una tana, è un vero e proprio bunker in cui fare vasta provvista di cibo per non uscire quasi mai. Giaciglio, dispensa, e pochissimo altro. Ed ecco che i miei occhi di detective si concentrano con sempre maggiore attenzione sui miei due coinquilini roditori, nella preziosa occasione di fare confronti diretti tra le due famiglie zoologiche.
Se il topo è quasi sempre attivo nonostante la logica preferenza per il crepuscolo e la sera (e reagisce con curiosità alla mia presenza, in attesa di cibo), il criceto si sveglia letteralmente solo nel cuore della notte. Si degna di qualche corsetta sulla ruota – peraltro con la grazia di un Bulldog sul tapis roulant – con picchi di attività dalle due di notte in poi. Sono stato sveglio a spiarlo… ma sfido qualsiasi bambino che voglia interagire col beniamino a quattro zampe rispettando i suoi orari!
Talvolta, mi tocca controllare il suo stato di salute e igiene sollevando il suo nascondiglio, e ormai cresciuto, mi tengo ben alla larga dalla sua bocca di pizzicatore: resta comunque un animaletto abbastanza docile, che si limita a guardarmi mentre disturbo il suo riposo con l’espressione di uno che stia solo trattenendo una fila di imprecazioni.
A discolpa della sua estrema pigrizia, non è peregrino un rallentamento del suo metabolismo a causa del freddo stagionale: i circeti in natura sono soggetti a forme di ibernazione e letargo, e in cattività possono lo stesso avere fisiologici influssi in tal senso.
Spezzo inoltre una lancia rispetto al delicato tema dei morsi: un animaletto notturno si serve ben poco della vista per orientarsi… e la nostra enorme mano vista peraltro male, di certo è un pericolo dal quale la bestiolina sente l’impulso immediato di difendersi! Se poi aggiungiamo la spiccata territorialità del criceto, la nostra mano non è solo un fastidio ma anche un invasore di casa… a maggior ragione da attaccare. In questo senso, un decisivo punto a favore va alla stirpe di Artotrogo: i topi non sono territoriali, dunque molto meno aggressivi e mordaci, anche nelle mani di bambini un po’ invadenti.
Nelle mie ispezioni da guardone di roditori, ho anche constatato un’altra arte più raffinata da parte di Artotrogo e famiglia: quella di costruirsi il nido. La tana del topo è infatti un ordinatissimo foro circolare, foderato di materiale morbido come tessuto e carta assorbente con una precisione da far pensare a straordinarie nozioni implicite di geometria e fisica nella psiche dell’animaletto (come peraltro avanzato da diversi etologi del passato). Per quanto riguarda Eumolpo, il suo è uno scavare frenetico e disordinato senza dubbio da “piede scavatore”, ma da sciatto curatore d’interni: la sua tana è semplicemente una grossa coperta in cui celarsi ben bene, tra carta morbida e stoppie. La sua specialità meticolosa, più spiccata che nel cugino topo, è quella di far riserva di cibo, ora negli angoli della gabbia, ora nella tana e ora nella sue tipiche tasche guanciali.
Onnivori, socievoli, adattabili, intraprendenti… non c’è mistero sul perché il mondo anche umano sia stato controllato fin dalla notte dei tempi da torme di Muridi, e non di Cricetidi! Anche come animali da compagnia, non ho dubbi su chi consigliare tra i due roditori di cui vi ho raccontato oggi. L’unico grande inconveniente, non lo nascondo, è l’odore non indifferente dell’urina del topo. Per i nasi fini, è sicuramente meglio il criceto, che non emana granché di sgradevole e produce una quantità più modesta di rifiuti organici. Eppure, chi esclude che su questi schermi, non venga prossimamente a presentarsi qualche altro roditore ancor meno odoroso, e magari anche più interessante? Io ho già qualche idea, e Ilaria pure, ma… vi lasciamo in attesa!


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