Questo 2023, in un modo o nell’altro è iniziato col blocco. Ebbene sì, altro che col botto come si usa più spesso dire: blocco del lettore, blocco dello scrittore, e ciclicamente pure blocco del cinofilo.
Poca ispirazione, poca spinta verso tutto o quasi. E per quel che riguarda le questioni canine più o meno agonistiche, non posso negare di aver risentito degli strascichi dell’effetto pandemia. Sta di fatto che quel cavolo di BH ce lo siamo portati dietro per quasi due anni, io e il mio buon Jimi. Una volta le prove son sospese per via del Covid, un’altra volta saltano per questioni burocratiche, e in quella di mezzo pure per la peste suina…
Noi nel frattempo facciamo le cose al contrario, le cose in disordine, come spesso accade all’umano qui alla tastiera, e di conseguenza al suo collega a quattro zampe. Ci annoiamo con una facilità impressionante, anche se tra tutti e due, cane e padrone, non vogliamo ammetterlo e continuiamo a ripassare i nostri esercizi un po’ qui e un po’ là, socchiudendo a volte un occhio di fronte a incertezze e ripetitività.
Giusto un anno fa e poco più, abbiamo avuto una brillante esperienza da veri e propri debuttanti, con l’obedience: sport che ancora mi affascina e non vedo l’ora di riprendere a praticare, in cui ci è stato riconosciuto un bello sforzo e il coraggio di una prima prova sotto pioggia e lunghi tempi d’attesa.
Noi però, al campo di Sara siamo andati affinché ci aiutasse a preparare il BH, perché alla fin fine io son cresciuto a pane e manuali di utilità e difesa e… portare il mio primo cane da lavoro alla prova propedeutica di questa disciplina, mi sembrava la cosa più scontata e sensata da fare. Questo, anche se la mia scelta canina è caduta non su un cane da difesa, bensì sul mio antico amore, il Labrador.
Nel frattempo, ho avuto modo di cambiare idea più volte sul da farsi tra allenamenti e prospettive di gara, di arrovellarmi, di scoraggiarmi, di tediarmi.
Il BH in ogni caso, poco altro è se non una lunga condotta cane-padrone, una routine di per sé non troppo entusiasmante, che ha però avuto modo di darci un grande insegnamento: ci ha plasmati, me e Jimi, al fine di essere più precisi, sempre più vicini e ogni giorno più affiatati. Ci ha insegnato, nei limiti della mia testa ipercinetica e della sua coda non da meno, a portare pazienza, a stare sul posto senza cedere alle provocazioni dell’intorno, a fare dei nostri movimenti un unico ritmo tutto nostro, a modo suo intimo e speciale.
Pignolo come sono, sono stato sulle mie a indugiare, a guardare ogni minimo difetto della condotta al piede di Jimi, tanto per prospettarmi gli scenari più spenti e insoddisfacenti una volta varcata la soglia del campo di prova. E comunque fosse, al giorno fatidico siamo arrivati proprio ieri: eccoci lì, “infiltrati” tra i Boxer, in compagnia di qualche Pastore belga e Pastore tedesco, un Dobermann e qualcun altro di passaggio.
Stanchi di far condotte e di simulare attese in mezzo alle più varie distrazioni – dalle anatre mandarine al parco agli skateboarder in piazza – io e Jimi ci siamo persi via come nostro solito, negli scorsi giorni. Il ripasso tutto inzuppato d’acqua piovana non è stato poi un problema, sia per le mie rassegnate scarpe da trekking, sia per il mio amico Labrador, che tutto sommato, più è bagnato e più si sente connesso al suo elemento preferito.
Ma… sarà carico a sufficienza, Jimi? Mi guarderà con attenzione? Terrà bene la posizione a sfinge durante il resta con distrazione?
Con tutte queste domande per la testa, temo di far pasticci anche per quanto riguarda la sequenza delle condotte e delle fermate, il numero di passi da fare, eccetera eccetera. E tra un lancio di biscotto e di pallina fino alla mattina stessa di ieri, cerco di tenere alto l’umore del cagnone, per nascondere al meglio la mia paura di scene da imbranato: non di Jimi, bensì mie.
Quel misto tra granitica tranquillità, ansia sottile e quasi nauseante e gasatura che ci fa trepidare su noi stessi, mi prende come una serie di fasi di marea tra la sera prima della prova e gli stessi attimi prima della chiamata in campo. La mia mente quadrata sta a pensare ad ogni specifica del regolamento e alle possibili eventualità che in esse ci ingarbugliassimo, facendo brutta figura. Tutto un mix di sensazioni che mi hanno riportato – ora che ci penso – a ricordi molto più scolastici che cinofili.
Eppure arriviamo in campo, e gli altri concorrenti, più “stagionati” di me come quasi sempre accade, mi rassicurano. “Non farti troppi problemi”, mi ammoniscono con calma, mentre il buon Jimi si prende la sua dose abituale di carezze da chiunque.
Veniamo allora chiamati, siamo i primi a entrare in campo, e a noi spetta un inizio di attesa, con l’altro cane che lavora come distrazione.
Il giudice ci fa segno di sistemarci al nostro posto, con fare tranquillo e tutt’altro che inquietante, e una parlata assai marcatamente… milanese, o comunuqe vicina e sicuramente familiare alle mie orecchie. Nota etnologica a parte, che mi strappa un sorriso in più, il mio volto si illumina: nonostante la tensione di fondo, l’entusiasmo prende il sopravvento, e sul campo di prova mi sento come fossi al campo di allenamento, uno dei momenti più speciali, entusiasmanti e sereni delle mie routine settimanali. Anche Jimi sente il mio atteggiamento (insolitamente) allegro e sereno, e di conseguenza si fa magnetico con me, forse meglio ancora di alcune altre volte da Sara, dove capita che i pensieri negativi sulle mie varie inadeguatezze mi facciano perdere di concentrazione, e di conseguenza influenzino il collega quadrupede.
Se lavoro col mio cane, se sono in campo circondato da cani, sono il più delle volte felice e a mio agio, perché mi sento in uno dei miei habitat d’elezione.
Lo sa Jimi, che si accomoda con precisione dietro di me e mantiene uno sguardo concentrato e tranquillo. Lo sente il giudice, che mi dà le sue direttive con chiarezza, conscio anche del fatto che si tratti del mio primo BH, e consapevole in maniera discreta e apprezzabile delle mie difficoltà a coordinare la mia camminata, che rappresentano un piccolo ostacolo in più rispetto agli altri concorrenti.
Tutto fila liscio. Come in mezzo ai campi del parco, quando apposta controllo il mio cagnone con la coda dell’occhio durante il terra-resta, a volte sbircio il telefono, scruto il cielo o conto gli uccelli, oppure con ancor più fiducia verso Jimi mi inginocchio con la macchina fotografica in cerca di insetti e fiori da immortalare.
Siamo entusiasti e calmi a sufficienza tutti e due, e aspettiamo che il binomio al lavoro concluda la sua routine e ci dia il cambio. Eppure… ecco un colpo di scena!
Il grosso Boxer maschio sfugge dal controllo della sua conduttrice durante la marcia senza guinzaglio, e si avventa su Jimi, che nel frattempo sta ad attendere a terra, a una ventina di passi da me. Sento un piccolo trambusto e mi volto: Jimi si leva sulle quattro zampe, la cresta alzata e… si limita a scansare il collega attaccabrighe, lanciando soltanto un paio di avvertimenti a denti scoperti.
Io non ho paura. Sono avvolto da una serenità della quale mi sono quasi sorpreso io stesso, a fatti conclusi. Chiamo Jimi a me, che scrollandosi di dosso il Boxer che gli punta il fianco in un atteggiamento tra il gioco pesante e la vera zuffa, mi si avvicina con fiducia. Intanto, più persone tra giudice, proprietari e aiutanti bloccano il cane indisciplinato. Jimi se la cava con qualche pelo scompigliato e il dorso pieno di bava, io con un capitombolo tra fulvo Boxer e nero Labrador, dal quale però mi sono rialzato in un baleno e senza alcun dolore.
Siamo in campo, siamo insieme: in poche parole, sia per me sia per Jimi questo vuol dire che siamo al sicuro. Si fa rilegare con tranquillità e torniamo in condotta, io con passo a sufficienza stabile, e lui con gli occhi vispi rivolti a me. Concludiamo la nostra prova anche senza il guinzaglio, e col seduto e il terra e il richiamo al fronte molto buoni, anzi briosi più ancora della condotta, con Jimi quasi impaziente e a orecchie avanti nonostante la disavventura appena passata.
Complimenti del giudice, complimenti degli istruttori più esperti, dei partecipanti.
Tutti hanno ammirato il mio aplomb, e io quasi incredulo ho fatto sorrisoni e stretto mani. Tutti infine, hanno riconosciuto senza ombra di dubbio la tempra e l’equilibrio del mio cane, la solidità del nostro legame e della nostra relazione nonostante le difficoltà.
Una bella soddisfazione, non è vero amico mio?
Grazie Jimi, per l’occasione che mi dai ogni giorno di far risaltare i miei e nostri punti di forza, in un mondo che spesso sembra sottolineare solo falle e debolezze.
Grazie Sara e Simone, che avete sempre creduto in noi come binomio e ci avete consentito di inziare finalmente a brillare a modo nostro. Grazie a tutti per la simpatia e il calore, per la bella giornata passata nonostante il tempo a dir poco variabile e le attese come al solito estenuanti.
Con un punteggio di 58/60 abbiamo portato a termine il miglior BH del giorno.
Quel che di più prezioso abbiamo guadagnato però io e Jimi, è la conferma della nostra capacità di affrontare con fermezza le situazioni difficili, anche se a volte non ce ne rendiamo conto, e soprattutto l’umano del binomio si fa rapire da dubbi e paranoie.
Il cane mediocremente performante e privo di coraggio, buono con tutti anche a sproposito, come è noto il Labrador a certa gente dalle aspettative falsate, o forse solo dalla conoscenza scarsa dell’indole canina. Il ragazzo col passo claudicante che gli avrebbe impedito di qualificarsi in una prova di lavoro e soprattutto nella condotta del cane, di un cane potente peraltro. Lo stesso ragazzo prudente che secondo altri istruttori e più o meno colleghi manifestava “paura dei cani”.
Ebbene, eccoci qui. Ancora una volta, e ancora più sereni e soddisfatti.
In conclusione, mi sembra giusto dedicare qualche parola gentile alla conduttrice del Boxer che ieri ha combinato il suo pasticcio: mi dispiace molto per il tuo spavento, per lo sgomento di fronte all’imprevedibilità di un cane di sicuro allenato e amato. Non è successo nulla di irreparabile, e spero possiate presto avere più successo in campo.


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