A guardare l’immagine di copertina del racconto di oggi, direte voi lettori che mi sono fatto un nuovo amico: e che amico, vi rispondo io!
Insomma, questo personaggio verde e giallo – ovviamente un pappagallo – rima o non rima, è nientemeno che un esemplare di Amazzone a faccia gialla (Amazona xanthops). Medie dimensioni, portamento cordiale e quasi discreto, col suo peso comodo e una presa delicata, si è appollaiato tranquillamente sul mio braccio, e ci siamo simpaticamente guardati per un po’.
Poco prima, il tipetto aveva pensato bene di accomodarsi sulla mia spalla, e fare quattro passi con me sugli argini pavesi, come fosse la cosa più naturale del mondo. Più a valle, i suoi compagni si stavano già da un po’ librando in volo tra i campi dorati e il cielo della sera: un chiletto di più ingombrante Ara militare (Ara militaris) si era da poco sollevato dalla postazione sul mio corpo un poco sorpreso, e il collega più minuto aveva presto colto l’occasione del passaggio.
Dove son finito? In mezzo a uno stormo di pappagalli… ebbene sì, in quel di Pavia. Pappagalli in volo, si chiama giustamente l’associazione che ha permesso a me e a Ilaria la singolarissima avventura di oggi.
Un gruppo di eccentrici umani che portano a spasso i loro variopinti amici pennuti dal becco adunco? Forse sì, anche… ma molto di più.
Sicuramente, un team di appassionati di animali, e volatili in particolar modo, in compagnia dei quali è possibile a tutti interagire in piena serenità con una banda eterogenea di pappagalli: dai Conuri alle Ara, passando per i Cacatua e i Parrocchetti, ognuno di loro ci viene presentato con interessanti note tecniche e personali, di carattere e caratteristiche di specie. Volo libero, volo tra i cerchi, un batter d’ali ora goffo e ora elegante, due zampotte ruvide che si aggrappano ai palmi delle nostre mani per mangiare qualche semino.
La curiosità per i pappagalli ci è sbocciata forte negli ultimi tempi, dunque ora mi è parso giusto riservarci questa piccola sorpresa didattica: nozioni affidabili prima di tutto, e la consapevolezza appurata che il pappagallo di qualunque specie è un amico per la vita, qualora lo si scelga come animale domestico. Insomma, uno di quei compagni da trattare alla pari, non come un fenomeno da mostrare agli amici quando ci garba di sorprenderli, tantomeno come un sottoposto da possedere e relegare alla sola voliera.
Per quanto mi riguarda, il contatto libero e sicuro con esseri così speciali e intelligenti, e non da ultimo così leggeri e delicati nei modi, per quanto curiosi e invadenti come bambini e… tutti penne come i domesticissimi polli, mi ha procurato uno sblocco emotivo che forse era lì da anni ad aspettarmi.
Ogni volta che interagisco con un animale sentendomi fiducioso della nostra intesa, potendo fare a meno di preoccuparmi del mio handicap e di giustificarne le particolarità, allora mi si riaccende il sorriso – e la lampadina zoologica – che troppo spesso hanno oggi perso i motivi per brillare. A maggior ragione oggi, in mezzo agli uccelli, animali con i quali ho potuto familiarizzare molto poco per varie restrizioni vissute in casa fin da quand’ero bambino… nonostante una curiosità tecnica e affettiva verso di loro, che mi porto dietro da allora.
Detto ciò… in questa famiglia multiforme e assai chiassosa, c’è anche il proverbiale pappagallo bestemmiatore! Cosa volere di più, dunque?
Scherzi a parte, il candido Cacatua dall’eloquio tabù, più che farci ridere della sua specie, mi pare l’esempio più fulgido di quanto spesso noi umani tradiamo il patto animale che abbiamo con i nostri compagni non umani, a maggior ragione se decidiamo di addomesticarli e tenerli accanto a noi. Citando i grandi, sto parlando di quel genere di accordo speciale e indissolubile di cui ci racconta nei suoi libri l’etologo Desmond Morris, e di cui troppo spesso dimentichiamo l’essenza oltre le pagine dei testi e i bei pensieri teorici.
In poche parole, il nostro amico dalla cresta color banana è stato un animale maltrattato, che ha imparato suo malgrado dall’uomo un gergo crudo, fatto di scherno e in fin dei conti di disinteresse. Ora, ciò di cui esser contenti è il rifugio che ha trovato – anche lui, come i diversi suoi colleghi recuperati da abbandoni e altre tristi circostanze – nel team di Pappagalli in volo. Qui potrà sentirsi sempre più al sicuro, e avvertire sempre meno i motivi “umani” di esclamare maledizioni.


Lascia un commento