L’occhio del medaka

Dai Mattia, scrivi qualcosa! Forza, scrivi qualcosa… non vorrai mica lasciare “il blog” così sguarnito in questo 2024, vero?

E boh, questa è la vocina che mi parla da qualche giorno, mentre qui tutto sembra caduto in letargo.

Sì, è vero, negli scorsi mesi ho sputacchiato qualche malinconica constatazione sempre con le bestie di mezzo, e considerazioni anche grosse, delle mie. Eppure, io lo so che la luce qui è andata a intermittenza. Direi che per quest’anno ha funzionato peggio della lampadina dell’antibagno nella mia tana, e insomma… non è cosa. Almeno stasera, devo rimediare.

C’è un tempaccio osceno, inizia a fare un certo freddino, ed è solo per pigrizia di solitario che non ho scaldato un po’ d’acqua per farmi quella roba strana che è la tisana alla cicoria. Strana per modo di dire in realtà, l’umile Asteracea, millenario succedaneo e predecessore del caffé (per cui il sottoscritto non ha mai parteggiato).

Nel frattempo, dovete sapere anche voi lettori che, mese dopo mese, mi sono sparato senza accorgermene dei gran tomi nel cervello: i soliti saggi di cose biologiche, un paio di bei racconti, e un bel po’ di robetta utile in lingua inglese, in mezzo alla quale sono capitate novecento pagine di filato sulla storia degli animali nella civiltà, dalle bestie da reddito come strumenti di controllo del Nuovo Mondo alle pratiche di addestramento dei cani da caccia agli schiavi.

Uno spunto tra gli altri, potrei volervi confidare io: uno dei tanti, innocui abitanti della mia biblioteca personale, nel suo caso anzi un acquisto quasi impulsivo, colpo di fulimine e altrettanto fulminea lettura.

Dopo il fulmine, però… boom! Il tuono. L’esplosione, nella testa, letteralmente. E mica solo per il “manualetto tascabile” di cui vi ho appena detto.
La mia scatola cranica e tutti i suoi reparti interni non sono esattamente parafulmini, ma negli scorsi tempi, di queste scariche ne sono arrivate a ritmo di cascata. Con ciò, beh… non escludo che le saette abbiano scottato anche qualche rotella, nel mio cervellino che stasera si sente tanto chiamato in causa come entità produttrice.

E allora, tra una sessione di iper-pensiero e l’altra, chi me lo fa fare di raccattare storie di animali brillanti, di darvi notizia dell’insolito bestiame di casa e delle sue evoluzioni, di scrivere altro che non sia… ehm, come si dice, niente spoiler!

Ebbene sì, io scrivo, anche quando non sembra. Scrivo a fasi, ultimamente con la sola voglia di levarmi dal groppone una cosa grossa (… si sente l’aura di suspense, vero?). Compilo, riordino, cerco di portare a termine questo tutto (anche se non è abbastanza, semicit), il più delle volte con il peso di una grossa Achatinide che stia allenando la radula sulla bocca del mio stomaco.

(se non sapete chi sia una Achatinide, andate a sbirciare sul web o su una qualche enciclopedia zoologica; qui vi basti sapere che è parte del misterioso mondo invertebrato, al quale va la mia riconoscenza almeno per il suo affascinante potere di quasi-estrema alterità animale)

Alla fine però, con tutto questo macinare di fonti e di note e di scritti semi-compiuti, mi si potrebbe perdonare se mi metto “in vacanza” come scrittore di cose da blog: vero, ma il fatto è che non sono in vacanza, non lo sono affatto, anche quando i neuroni mi si aggrovigliano per protesta contro l’incessante moto di pensiero.

Sto pensando ad un’altalena di momenti, ora che giunge l’ultimo terzo dell’anno: a quella giostra semplice e carina, su cui capita ancora che provi piacevoli sensazioni fuori tempo massimo (all’attraente sapore di stimming, per chi condivide), e che si presta a mio dire molto meglio delle montagne russe come metafora parimenti inflazionata, nel mondo delle figure retoriche.

Un’altalena che si ferma via via, e due piedi che frenano in un pantano limaccioso: la presa è scarsa, far andare forte il seggiolino attaccato alle catene sembra non valere più la pena. Questo stesso fango, con l’acqua che evapora e si fa sempre più bassa, per qualche mese degli scorsi si è impossessato dei miei acquari.

Forse, è un’altra metafora delle fasi della mia mente. Eppure, la luce è sempre lì, brillante e puntuale, connessa al solerte timer dagli scatti plasticosi. Verde brillante, seppur prostrata, è sempre la Vallisneria, e fluttua senza darsi cura anche la sua compagna Lemna. Cambio l’acqua, finalmente, e pettino con delicatezza le foglie filamentose che mi passano tra le dita: mi pare di dare sollievo ad una chioma stanca.

Tanti chilometri, ore per una gita, solo come il proverbiale gatto narrato da Kipling, mi metto di nuovo alla prova come automobilista, e così torno alle fiere. Con gli acquari che riprendono vita, ecco che arrivano nuovi abitanti da lungo studiati: Oryzias latipes, i medaka, piccoli e colorati, prolifici pescetti delle risaie giapponesi. Sono dieci… più uno, e li tengo monitorati, ripromettendomi la massima costanza nella loro cura. Questa sera, nel dar loro da mangiare, li ho contati uno per uno, usando come riferimento il loro occhio visto di profilo. Questo anche se, ad esser precisi, sarebbe più giusto ammirarli dall’alto!

Intanto, il caratteristico signore del negozio di animali di zona, dalle fattezze che parevano il frutto della penna di Segar, se n’è andato al mondo dei più nella prima metà dell’anno, e così anche quel piccolo commercio ha smesso di esistere.

Lasciando perdere per una volta certe falle dei negozi di settore, alle scuole elementari fu lì che iniziai la cosciente osservazione e selezione del pesce rosso di rito. Meticoloso e già non veloce nelle scelte, ricordo quella punta di imbarazzo di fronte alla figura corpulenta del negoziante, un po’ burbero, armato di retino, quando mi sollecitò a darmi una mossa, a scegliere il mio fantomatico oranda rosso e bianco!

Gli ultimi acquisti “a finalità di allevamento” per i miei acquari sono stati un gruppo di Guppy, rievocazione voluta dei primi esperimenti riproduttivi delle scuole medie. Morti pure loro, creaturine effimere non meno dei roditori, pur avvolti nel loro elemento acquatico dall’effetto ovattante. Ha dunque da dirsi spento un bel pezzo della loro storia, che ad essi si lega dalla fine del 2022.

Eppure, di questi Guppy è rimasta una pescetta vedova e solitaria, e un avannotto sopravvissuto non si sa come. Anche il loro acquario è finalmente restaurato, di nuovo. Sarebbero, loro, la terza e quarta (addirittura!) generazione dei pesci del dicembre 2022. E quel che rimane, ancora vivo e riproducibile, del vecchio negozio di acquari. Dunque, anche delle mie avventure nel mondo degli animali.

Alla prossima quindi, con tutta probabilità alle prese coi nuovi partner di Poecilia reticulata e famiglia… e, si spera, anche di nuove leve medaka!

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