Un binomio nella nebbia, e un nuovo traguardo

Sono qui alla scrivania, allungo le mani in un sacchetto pieno di castagne accanto a me, e assaporo la mia merenda autunnale con aria assorta. Che dire? Cerco di farmi venire l’ispirazione a scrivere qualcosa di nuovo e… ora che ci penso, è davvero tanto tempo che non aggiorno voi lettori su questioni cino-sportive, insomma sul nostro binomio “Mattia-Boomerang”, per dirla come da registri ufficiali.

Il nostro debutto nell’Obedience l’abbiamo fatto ormai nella lontana primavera del 2022: la medaglia d’oro tintinna ancora qui alla mia sinistra, appesa alla lampada che mi sta illuminando in questo esatto momento. Qualcosa di più tecnico ve l’ho poi raccontato ai tempi, in un articolo-recensione su un manuale introduttivo alla disciplina. Stavolta però, è il momento delle emozioni.

Esattamente: tranquilli e sereni, a gara conclusa, eccoci tutti e due distesi a gambe incrociate, ritratto divertente di similitudine tra cane e padrone che ho voluto immortalare, e scegliere come copertina per oggi.

Già più di una settimana è passata, ma ancora ripenso al nostro nuovo, piccolo grande traguardo: pur senza un risultato clamoroso, io e Jimi ci siamo qualificati in Classe 1 con valutazione di Eccellente, insomma con il requisito per… passare alla Classe 2! E poi, magari, alla Classe 3, e dopo ancora ai campionati di…

Pur frenando ora chissà che fantasie di grandezza agonistica, sarà anche “solo” la prima calsse dopo il debutto, ma ha davvero cominciato a diventare una sfida, questo sport. E qui sta il bello, quel che ci tengo a raccontarvi stavolta.

A tarda primavera di questo strano 2024, va detto che io e il mio collega Jimi ci siamo già presentati ad una prova per la Classe 1: eravamo solo in tre binomi, quindi il podio era garantito, e questa emozione l’abbiamo ripetuta, arrivando pure secondi. Eppure, imperfezione qui e tentennamento là (poi vi racconto), la valutazione finale è stata Molto buono, non abbastanza per passare di livello.
Poco importa: ci siamo molto divertiti, e abbiamo, ancora una volta, preso i complimenti della giuria per la nostra intesa a sei zampe. Tornati a casa lo stesso con un premio speciale (miglior binomio) e – non guasta mai – una riserva extra di crocchette.

“Ci dobbiamo ripresentare, e più forti di prima”, mi sono però detto dopo la pausa estiva del frattempo. La nostra croce è l’invio al quadrato, per il resto tutto ok. E… come spiegarlo, questo esercizio, a voi lettori che non necessariamente siete cinofili “garisti” dell’Obedience?

Ebbene, imaginate un cane che corra in avanti in linea retta fino a raggiungere un punto immaginario al centro dell’area di un quadrato, quest’ultimo delimitato ai lati da un nastro poggiato a terra, e coi vertici segnalati da quattro conetti tipo quelli da campo di calcio. Giunto al punto, il cane deve restare sul posto: c’è chi lo fa sedere, chi mettere a terra, e poi c’è Jimi che semplicemente è stato addestrato a starci fermo in piedi, prima di tornare dopo il mio ordine, alla posizione di base “al piede”.

Ora, l’avete capito questo esercizio mentale di geometria piana con cane incluso? Spero di sì, ma ora vi invito a seguire me e Jimi in carne e ossa, in campo… ed ecco che vi faremo vedere un cane che trotta allegramente verso questo punto immaginario ma si ferma a metà del perimetro del quadrato, o che entra nella fantomatica area dal lato sbagliato o prende come riferimento il vertice e raggunge uno dei coni, guardandomi poi con aria soddisfatta e un poco imbambolata.

Eccola qui, la sfida: potremmo dirla, a questo punto, quella “del Labrador e i problemi di geometria applicata”. Io mi faccio allora suo tutore, ma oggettivamente mi sfuggono pezzi di logica canina, e vengo dalla sua parte per quanto riguarda i suoi dubbi spaziali. “Di qua!”, mi sgolo allora ad alterni momenti… “Di là”, mi sbraccio al secondo tentativo confidando che il povero cane dubbioso imbrocchi esattamente il punto centrale del quadrato e al massimo si lasci guidare da un innocente, elegante gesto della mia mano.
Nel frattempo, vola anche qualche maledizione da parte mia, ma allo stesso tempo lo sforzo si fa gradevole tra lanci di pallina al minimo successo, alternati a manciate di wurstel e formaggio a cubetti.

Resta che qualcosa di misterioso va ancora trovato, per sbloccare appieno questo esercizio. Certo, l’importante è esser passati e aver fatto bella figura sul campo di gara, ma tra tutti ci stiamo davvero scervellando, sull’argomento.

Avete presente l’analogo invio in avanti richiesto ai cani da Utilità e difesa? Pastori tedeschi e belgi tra i più forti, di quelli che si lanciano alla cieca in un galoppo in linea retta finché il conduttore non dà loro il comando di alt? Beh, a me e Jimi non sembrano poi tanto svegli, questi cani: che magheggio addestrativo li porterà mai ad affidarsi al padrone correndo dritti senza una meta, senza farsi la domanda – quella che Jimi si fa eccome, ahinoi fermandosi a volte a metà esercizio – del perché di tutto questo correre, se non cè un oggetto da riportare lungo il tragitto, o il figurante da agguantare, o al più il gregge da aggirare? Boh. Fiduciosi che ci arriveremo, ma sempre un po’ dubbiosi, non lo nascondo e anzi lo ripeto.

La voglia di perfezionarci, il desiderio di arrivarci, ha però prodotto dentro di me – soprattutto nell’ultima decina di giorni di pressione pre-gara – quella scarica di entusiasmo e determinazione che a volte fatica ad accendersi ancora: eccoci allora quasi tutte le sere al campo, finché la nebbia e il buio non circondavano me e il collega a quattro zampe, presi a ripetere le nostre routine di esercizi.

Durante le condotte soprattutto, lo sguardo magnetico del cane rinnova l’antica scintilla della nostra intesa, e nel mare di tormenti che gravano sulla mia mente quando penso alla relazione cane-uomo, questi attimi mi consolano nel profondo, e in uno scambio di passi coronato da qualche tiro di pallina, mi fanno sentire più vivo, a momenti ancora adolescente un po’ ingenuo e pieno di sogni canini.

Questa stessa forza, volontà di far vincere l’accordo tra me e Jimi sia nella vita quotidiana sia sul campo di gara, è la molla che mi ha fatto filare alla guida con una fluidità di cui tuttora mi meraviglio, fendendo banchi di nebbia quanto mai inquietanti attraverso la valle padana, alla volta del centro cinofilo del pavese in cui si sarebbe svolta la nostra prova.

Attese interminabili, organizzazione un poco macchinosa come succede spesso in queste manifestazioni, e io e Jimi ci guardiamo intorno con curiosità: gli immancabili Border collie si allenano fino a un minuto prima delle loro prove. Anche noi abbiamo da aspettare: tanto, tantissimo e… nel frattempo, facciamo qualche breve ripasso, e Jimi passeggia di volta in volta con la sua pallina in bocca. Per tutto il giorno, il suo sguardo pronto e devoto non si spegne mai, e mi fissa in attesa del nostro momento, della resa formale di tutto il nostro prepararci. “Quel che è fatto è fatto”, penso infine tra me, e mi accomodo su una sedia, con la voglia di fare l’originale, quasi quasi di ostentare rilassamento: il buon Jimi, eccolo lì, mi salta in braccio coi suoi venticinque e passa chili, e decidiamo di riposarci così, intanto che lui ne approfitta per lavarmi il collo a leccate.

Varcato il cancello del campo di prova, la condotta ci riesce ancora e ancora magnetica e briosa. Mi ingarbuglio un poco – altrimenti non sarei me stesso – ma lo steward mi guida senza che la nostra performance sia intaccata da qualche attimo di esitazione. Finisce tutto più in fretta di quanto sembri e… di nuovo, il guidice mi stringe la mano facendomi i complimenti. Una nuova emozione, una nuova soddisfazione che allevia la fatica delle mie gambe, che un po’ lo stesso si incrociano e inciampano sul prato. Jimi intanto è sempre al mio fianco, con gli occhi brillanti e la sua allegra compostezza anche in “modalità lavoro” formale e sotto pressione.

Esco dal campo entusiasta e sollevato, e intorno a me si levano applausi, e le congratulazioni di tutti. Chi l’avrebbe detto? Anche alcuni di quei nomi di cui leggevo con soggezione sul web in adolescenza, quelli che qualcuno anni fa mi diceva che mai avrei raggiunto per via del mio corpo non conforme, erano ora dalla mia stessa parte del campo, a riconoscere la mia costanza e il valore mio e di Jimi come binomio, oltre certi pregiudizi da normodotati.

Quando penso a quanto abbiamo fatto in questi ultimi anni io e Jimi, vorrei semplicemente mostrare il nostro libretto delle qualifiche non solo ai malfidenti del passato, ma anche al giovane me pieno di insicurezze sul suo futuro di conduttore cinofilo: come si dice, queste sono davvero soddisfazioni che non hanno prezzo.

Altro intervallo in vista delle premiazioni, e ancora sono felice di aver chiacchierato con gente a me vicina, che ama e allena il cane come un amico e un compagno di lavoro, un aiutante utile nel bisogno e divertente nei momenti di svago. Un balsamo lenitivo per il mio troppo pensare, e una spinta alla mia positività a volte scarsa. Soddisfatto di aver trovato nuovi spunti e contatti, anche tra cinofili “più grandi” che mi hanno raccontato della loro vita professionale e sportiva, e tra cani belli e interessanti come l’originale Airedale terrier o la vecchia Pastora tedesca che ancora punta ai podi con la sua compagna umana nonostante l’età, o quel magnifico Golden retriever che tanto suscitava la temporanea antipatia di Jimi, insolitamente in vena per una pausa scorbutica.

Anche il giudice, a un certo punto, mi viene accanto e mi racconta: “Sai, anch’io ho avuto due Labrador, il maschio si chiamava proprio Jimmy…”, ed ecco che di nuovo annuisco e sorrido, entusiasta come un ragazzino, di nuovo innamorato dei cani con la leggerezza che mi concedo almeno in questo momento speciale.

“Siete passati in classe due”, mi dicono. “Wow, sono commosso!”, rispondo raggiante, un po’ ironico e un po’ davvero incredulo. Certo, ammetto le mie pecche, e faccio tesoro del rimprovero del giudice: “Per la prossima classe, cerca però di studiare un po’ meglio il regolamento…”.

Missione compiuta, insomma, ma niente podio per me e Jimi, stavolta.
Eppure, proprio all’ultimo, ecco una nuova sorpresa: tra i premi speciali della giornata di gara, per “il miglior sguardo d’intesa tra cane e conduttore”. Alla luce di quel che sento ogni giorno pulsare tra me e Jimi, direi allora che non poteva esserci conclusione più soddisfacente e preziosa, per questa giornata così sudata e impegnativa!

Dedico questo scritto e il nostro nuovo traguardo a chi ha davvero creduto in me, al cane migliore che potessi avere accanto, e soprattutto a quel ragazzino di tanti anni fa, fissato coi cani e con il loro addestramento: scommetto che nememno lui crederebbe del tutto a quanto di speciale ci sta accadendo negli ultimi tempi sui campi dell’Obedience, ma sarebbe molto, molto soddisfatto di me e Jimi.

Alla prossima dunque… verso la Classe 2 e (possibilmente) oltre!

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