Allo scorso Pets Festival di Cremona, che ormai è quasi una tradizione tra le mie gite autunnali, come mio solito mi sono addentrato in corsia preferenziale tra le vasche delle varie associazioni acquariofile: Betta e Guppy tra le grandi star, un po’ scontate a dire il vero, come i pesci rossi più o meno deformati da selezioni estetiche non sempre esemplari. Poi ci sono gli acquari come piacciono a me, quelli che con semplicità di piante, legni e rocce ricreano piccoli spaccati di natura e rappresentano le specie ittiche meno note al grande pubblico della “gente di pesci”. Stavolta io andavo in cerca di alcuni Centrarchidi nordamericani: per capirci, i parenti più minuti dei “persici sole” introdotti anche nei nostri bacini acquatici per fini di pesca sportiva, e ora considerati una specie alloctona invasiva (il Lepomis gibbosus).
Alla fine son tornato a casa con una coppia di topi cinghiale (i Lemniscomys barbarus per i pignoli come me)… insomma, non esattamente una specie di interesse acquariofilo, ma tant’è: un’ottima aggiunta già prevista al mio giardino zoologico in nuce. Nonostante il parziale colpo di scena, anche sotto il profilo pesci ho colto la mia occasione: un volantino che recitava qualcosa tipo Pesci dall’Inferno… curioso, non vi pare? Ebbene sì, una conferenza, prevista per i primi di novembre, al Museo Scientifico Explorazione di Treviglio.
Un evento del genere, va detto, ben si addice a questo mio 2025 in via di conclusione, che oltre ad un florilegio di esperienze ornitologiche e una bella lista nuovi amici con le ali, ha visto finalmente il revival del mio lato acquariofilo, con vasche sempre più belle e floride in quanto a piante e pesci.
La Lysimachia supera il llivello dell’acqua insieme alla Hygrophila, mentre la Nymphoides tiene testa anche alla brutta stagione, ben ancorata alla sabbia del substrato, intanto che Cabomba e Rotala mandano avanti i loro nuovi getti… e la Vallisneria, beh, ha avuto bisogno di una recente, drastica sfoltita. A proposito della popolazione animale, mi sono mantenuto per lo più nell’ambito dei pesci asiatici, robusti e facili da tenere con poche tecnologie… tanto che i Ciprinidi, dai grossi e pacifici pesci rossi nella vasca grande, ai barbi col loro miliardo di nomi e rinominazioni scientifiche, ai colorati Danio e Tanhychtys, quasi quasi cominciano a uscirmi dagli occhi come famiglia intera. E per quanto riguarda un minimo di varietà tassonomica, i Macropodus opercularis – famiglia Osphronemidi, “cugini poveri” dei Betta, ai quali in realtà li ho sempre preferiti – mi hanno pure fatto la bella sorpresa della riproduzione. Ora però, in due generazioni addirittura, cominciano ad abbondare anche loro nelle tre principali vasche a tema Asia.
Prossimamente, lo ribadisco, sarà la volta di qualche pescetto nordamericano. Quel che conta però, è che posso dire con serenità e un pizzico di orgoglio, che dopo più di quindici anni di esperimenti non privi di frustrazione, quest’anno mi capita di sedermi davanti alle vasche e poter dire: “oh, mai prima d’ora sono stato così soddisfatto di un acquario fatto e finito!”. Insomma, un altro punto a favore dell’anno 2025!
E allora, eccomi alla volta di Treviglio, pronto a sfidare il freddo, il buio incipiente e… il serbatoio dell’auto in riserva, che non so come mi ha fatto andare e tornare con assoluta tranquillità, sia da parte mia sia della mia povera vettura.
Parcheggio trovato quasi senza problemi, ma al solito mi ingarbuglio in un piccolo gioco dell’oca nella curiosa piazza del mercato del paese bergamasco, e mentre contemplo un mulino a pale che spunta da un canale in mezzo alle lastre dei pavimenti, alcune originali decorazioni e… eccole, le mura del mercato in parte trasformate in appendici di un bar. Mi rendo conto in quel mentre che mi sto perdendo. In un bicchier d’acqua, letteralmente e come da copione, ma tra aperitivi, parcheggi e vecchie facciate restaurate, va notato che l’ingresso del Museo si mimetizza un po’ troppo bene.
Entro. In ritardo, e son già catapultato in mezzo all’aridità inospitale della Depressione Dancala: Africa nordorientale, territorio tormentato per umani, animali e piante, con una media di 38°C nelle zone più calde. Al ritmo della voce del dott. Giorgio Chiozzi, si aprono crateri vulcanici e falle di una terra geologicamente attivissima, mentre nella foschia data dall’arsura ci pare di avvistare, oltre le foto proiettate, animali rari e in pericolo di estinzione, come il locale asino selvatico somalo (Equus asinus – il progenitore dell’asino domestico) o il misterioso Canis lupaster, unico vero lupo africano, e non sciacallo come si pensava originariamente.
Tra dromedari all’abbeverata e umani che lottano per le risorse e i territori in un’eterna tensione di attacchi anche armati, la squadra del dottor Chiozzi si è davvero coraggiosamente avventurata in queste terre nel corso degli anni, per sondare gli scarsi corsi d’acqua e bacini lacustri, fino a scoprire e studiare nuove specie di Ciclidi locali. Una famiglia molto nota agli acquariofili (non per niente l’evento era parte dei progetti della Associazione Italiana Ciclidofili), con cui io non mi sono mai cimentato per la semplice ragione che… la Brianza mi chiama, a voler risparmiare su impianti di riscaldamento e strutture di roccia più studiate di quelle raccattate tra sponde di lago a chilometro zero (ma non è ancora detta l’ultima).
Ebbene, i protagonisti di questa serata, sono i “pesci provenienti dall’inferno”, ovvero… più che feroci come diavoli (sono territoriali, ma tutto sommato innocui e pure vegetariani), adattati ad habitat infernali e a temperature che manderebbero arrosto la gran parte dei loro colleghi a scaglie e pinne!
Sono incubatori orali, questi pesci africani, ovvero facenti parte di quelle specie che curano la prole, covando le uova nella loro bocca e lasciando poi che i piccoli in accrescimento si nutrano dei secreti cutanei dei genitori. Piluccano per lo più alghe, avanzi di vegetali e fitoplancton. E si producono in affascinanti parate nuziali e di difesa del nido e del territorio, tra le cave rocciose dei bacini di cui sono originari.
Se ora mi dilungassi a raccontarvi di ogni articolo scientifico che sono andato a scovare mentre e dopo aver seguuito col solito fremito zoofilo i racconti del dott. Chiozzi, perderemmo mezza giornata. I grandi protagonisti della serata, nuova scoperta dell’ittiologia, vi basti sapere che si chiamano Danakilia, e in qualche maniera sono parenti delle più famose tilapie, endemiche però del luogo da cui prendono il loro stesso nome scientifico. E questi bei pescioni dal cranio gibboso, sono arrivati anche al Museo di Treviglio, nel loro acquario di cui ho assistito all’innaugurazione – come da foto – quasi dimenticandomi dell’aperitivo finale a favore di nuovi contatti tra fissati di strani animali.
Per approfondire e cercare altre fonti da voi, vi lascio il link a questo articolo di Acquari Naturali: https://www.acquarinaturali.it/danakilia-pesci-dallinferno/
Per concludere, mi sento piuttosto di pubblicizzare il Museo nel suo compleso: un po’ poco facile da trovare come già detto, anche sul web non è molto sponsorizzato, eppure mi è sembrato un gioiellino di architettura e riutilizzo di spazi urbani in favore del bene pubblico e della didattica di piccoli e grandi.
Oltre all’acquario con i nostri nuovi amici Danakilia, ci sono i terrari con gli insetti stecco e i gechi, e le vetrine coi minerali, e libri un po’ impolverati che spuntano qua e là tra contenitori e apparecchiature da laboratorio, oltre a banchi colmi di giochi interessantissimi per piccoli esploratori della natura, attorniati da papiri e piante grasse di vario tipo, che guardano dalla parte di un affascinante pendolo di Foucault ricadente giù da un balconcino. Le decorazioni sono di quelle che piacciono particolarmente al sottoscritto: poster, visi di scienziati di epoca classica fino a quella moderna, effetti geometrici creati tra conchiglie e doppie eliche di DNA stilizzati… insomma, mentre rovistavo qua e là, rischiavo di restarci chiuso dentro, se la curatrice non mi avesse avvisato che stavano proprio andandosene tutti a casa, lei compresa! E a questo punto, chissà che non succeda così anche a voi…


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