Vi siete mai chiesti se sia davvero indispensabile la presenza di un cane pastore, per muovere un gregge o una mandria? Bene, sappiate che anche Marjorie Quarton si è posta la stessa domanda prima di prendere un cane da aggiungere alla sua vita e alla sua piccola fattoria.

Del resto, lei è innanzitutto appassionata di cavalli, e si è dedicata all’allevamento di bestiame perché… di soli cavalli è difficile vivere. Ai cani da pastore, ha finito per interessarsi sulla spinta del marito, più cinofilo di lei.
La loro conclusione? Dipende!
Di sicuro, il cane è un aiutante alacre e un compagno devoto, ma non è che senza di esso non si riescano a gestire pecore e vacche. Anzi, un cane che non sia stato allevato e addestrato con grande cura può risultare più che altro un impaccio, per animali e allevatore! È per questa ragione che l’allevamento e l’addestramento dei Working collie, i tipici cani da pastore delle Isole britanniche, si sono evoluti in una vera e propria arte raffinata, che nell’epoca moderna è quasi solamente un affascinante sport.
Fischi modulati, comandi precisi… ma in questo bel manuale del 1986 non è questo in particolare che impareremo. Verremo più che altro a conoscenza, in maniera entusiasmante ed esaustiva, della storia dell’ormai famosissimo Border collie.
Un cagnetto dall’estetica sobria e dal temperamento docile e attivo, ma senza nulla di così speciale o diverso da tante altre razze canine. Tra i suoi progenitori, scopriremo anche l’antico drover’s dog (il cane dei mandriani), animale che centinaia di anni fa era in realtà temuto per la sua ferocia, e disprezzato per la sua umile funzione.
Solo con l’avvento della cultura cinofila moderna di fine Ottocento (e poi anche delle gare trasmesse alla TV), è nato l’immaginario dell’atleta-pastore dal mantello bianco e nero… che scopriamo allora imparentato con certi gundogs per aumentare le sue scenografiche capacità di “punta” sul bestiame, e spesso colpito da problemi neurologici e pericolosi squilibri mentali se allevato in serie o puntando a prestazioni estreme. Perché purtroppo, quando una razza canina diventa un mito… il rischio che corre è proprio quello di perdere la sua essenza vera, a causa di aspettative irrealistiche e un mercato senza scrupoli.
L’Autrice ci mette molto bene in guardia su tutti questi temi: ci ricorda che allevare Border collie non è un’improvvisazione, che richiede cura e rispetto per i nostri compagni a quattro zampe sia sul lavoro, sia in casa, sia intorno alla sala parto.
Interessante l’infarinatura su pedigree e linee di sangue, e il monito su come mai anche il più banale cane da pastore andrebbe registrato e testato nelle principali malattie ereditarie, prima di essere messo in riproduzione.
Bello nella sua semplicità, il rimprovero a coloro che non curano, vaccinano, nutrono o custodiscono adeguatamente il proprio cane perché… tanto è solo un cane da fattoria. E anche quello a chi spera di arricchirsi allevando Border collie in batteria.
Un’altra nota di grande merito per l’Autrice: la sua attenzione alla causa dei disabili. Facendo le mie ricerche, ho scoperto che ha fatto parte di associazioni in favore soprattutto dei non vedenti: ecco come mai ci tiene a precisare che i cani meno dotati con le pecore non sono “scarti”, ma spesso utili risorse per questi nobili mestieri d’assistenza e supporto!
Insomma, avrete capito che a me questo libro è piaciuto tanto, e che sono a rischio… di volere con me anche un Border collie, prima o poi!
Soprattutto però, questa voce mi ha dato speranza nell’esistenza di un mondo di sicuro agreste e semplice, ma veramente cinofilo e giustamente al passo coi tempi.
Se ora volete scoprire qualche altro aneddoto interessante sui Border collie, non mi resta che augurarvi di trovare questo libro: molto probabilmente, usato.

Lascia un commento