Ultimamente, dormo poco e male. Non so come mai.
Resta il fatto che, come si sa, leggere favorisce il sonno: nel mio caso non troppo, ma è proprio vedendomi irrequieto all’ora di dormire, che mia madre qualche tempo fa, mi passa in mano un libro a caso, tra i miei classici.
Mi sembra giusto, del resto, che ogni tanto cambi tema e non legga solo tomi tecnici o storie strappacuore di animali vari. Ed eccoci qui allora, con L’arte di amare di Ovidio: un ricordo fugace del liceo, letteratura latina.
Non che mi sia del tutto inutile come “manuale d’istruzioni”, penso tra me, e allora mi metto a leggere tutto incuriosito e abbastanza divertito.

Il componimento in versi conta tre libri in totale, tutti dedicati all’arte… dell’adulterio! Ridimensiono quindi presto le mie aspettative di trarre grandi insegnamenti dal maestro Ovidio, ma ciò non toglie il suo valore letterario e storico come voce poetica.
Se si legge l’introduzione critica di Eva Cantarella, si fa un buon ripasso di storia e cultura romana, e si nota come nella società dell’antica Roma lo status dell’adulterio fosse in effetti ambiguo: era una pratica largamente diffusa, tanto che Ovidio stesso ne racconta con accento ironico verso la gente del suo tempo. Eppure, nell’età di Augusto, la spinta moralizzatrice dell’imperatore finirà per fare da tranello e rovina per il nostro stesso letterato: per questo suo scritto così aperto sul tema della famiglia, verrà infatti addirittura esiliato…
Veniamo però ora ai contenuti del testo.
Va anticipato innanzitutto che… noi moderni curiosi, trarremo spunti ovviamente fuori dal tempo e poco “pratici”, sul tema dell’amore.
Scopriremo comunque una piacevole considerazione positiva e galante verso la donna, che nel terzo libro – dedicato appunto alle lettrici di sesso femminile – noteremo in possesso di una insospettata, sottile libertà d’azione.
Per chi è in cerca di particolari e descrizioni piccanti, altrettanta magra soddisfazione, in verità: Ovidio è per lo più fine e metaforico nei toni.
Gentilezza e astuzia insieme, a detta del “maestro”, sono comunque gli ingredienti fondamentali, nel giusto equilibrio. Non devono poi mancare però, una buona dose di tenacia e di pazienza: l’amore è una milizia, che richiede queste doti di tempra in special modo all’attore maschile.
Però, come può sfuggire a noi appassionati di animali, che l’amore è anche una impegnativa caccia, una paziente pesca, una graduale doma?
< Col tempo anche il giovenco più scontroso viene all’aratro e il cavallo impara a tollerare il morso > […] < Così i pesci qua prenderai col dardo, là con l’amo, qui con la rete dalle funi tese > […] < …la mia preda è colta, caduta nella rete è la mia preda… > […] < Con la pazienza domi anche le tigri e i leoni numidi; a poco a poco si piega il toro sotto il rozzo giogo >.
Del resto è proprio vero, noi uomini siamo legati per forza agli altri animali, anche nelle elevate metafore dei pensieri d’amore: cani da caccia e cinghiali che attraversano boschi e roveti, cavalli e bovini che ritornano come animali simbolici venerati nella cultura romana, ma anche animali più vari e veri nelle loro caratteristiche etologiche, che anche loro non resistono alla forza di Amore.
< Venere li spinse senza lusinghe alla fatica dolce […] Ha compagna l’uccello; in mezzo all’onda trova con chi congiungersi in amore la femmina del pesce; va la cerva dietro l’orme del cervo; con la serpe si congiunge il serpente; nell’amplesso stretto incatena il cane la sua cagna; lieta sopporta d’essere assalita la pecorella; lieta del suo toro è la giovenca, ed il suo maschio immondo su di sé prende la camusa capra; sospinte le cavalle dall’amore, sentono in aria e per i remoti campi oltre il fiume lontano, lo stallone. E dunque avanti… >.
Purtroppo non viene superata da Ovidio l’antichissima concezione della donna come preda e dell’uomo come cacciatore, però gli va dato un merito: questa trasposizione zoologica… almeno in termini equini, non risparmierà l’uomo, che dovrà sottostare anch’esso a redini e freno, retti dalla sua signora!
< A puledro che mai sentì le briglie non mette il domator lo stesso freno con cui regge il cavallo già domato; così non userai lo stesso cuore per chi è maturo d’anni e per chi gode la verde gioventù… >.
Molto interessanti, e questa volta piuttosto vicini al nostro sentire, sono i consigli di igiene personale che Ovidio dà sia agli uomini come alle donne, e gli spunti che dà nelle diverse arti da perfezionare e nei modi di condivisione, che spesso vincono meglio in amore che l’apparenza fatta ad esempio di pesanti trucchi e abiti opulenti, o di tante elargizioni materiali.
Insomma, questa è una piccola lettura colta, ora profonda e ora ironica, che vi consiglio davvero. Se poi siete curiosi di mitologia, ovviamente apprezzerete i tanti richiami nel corso delle pagine. Ancora, con qualche animale di mezzo, più spesso che no.

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