Quattro passi all’Acquario Civico di Milano

Altra piccola avventura zoologica a chilometro zero, appena settimana scorsa: per la terza volta, sono tornato all’Acquario Civico di Milano.

La prima visita la ricordo ancora, ero alla scuola elementare e sembrava un evento tutto particolare. Con un mio piccolo amico e le nostre madri, a visitare un posto pieno di animali… eppure così vicino, a Milano? Sapevo che non sarebbe stato qualcosa di granché esteso, ma ero lo stesso emozionato e quasi stranito da questo genere di mostra a due passi da casa. Anche mia mamma la ricordo entusiasta, da brava milanese: sapeva di questo posto, e ci ha portati proprio dopo aver scoperto che era stato appena rinnovato. Dunque, correva di sicuro l’anno 2006.

Quindici anni fa come allora, il primo punto d’interesse su cui mi è caduto l’occhio è stato… l’edificio stesso! Esattamente, non una mostra o un ospite acquatico in particolare, ma questa costruzione tutta decorazioni e meraviglie artistiche. Ancor più sorprendenti per me, che se sono gli animali e le piante a spadroneggiare nell’arte, li vedo meglio di ogni altro particolare!
Tra le colonne compaiono altorilievi di crostacei e di pesci, e squali e mostri marini nei mosaici tutt’intorno e… che dire di quella strana testa d’ippopotamo che gocciola d’acqua sulla fontana della facciata principale, tra ninfee e placidi pesci rossi ornamentali? Senza dubbio un colpo d’occhio indimenticabile, sia in termini artistici che zoologici.


Avevo ragione a stupirmi già da fuori: questo non è infatti un acquario qualunque, ma una meravigliosa testimonianza di architettura liberty, un edificio costruito nel lontano 1906 per la Mostra Internazionale che si tenne allora nel capoluogo lombardo. Ora che il mio cuore di curioso ormai cresciuto si strugge ogni giorno tra sensibilità umanistico-artistica e maggior interesse per l’ambito naturalisico-zoologico, posso riconfermare che questo luogo apparentemente contenuto nasconde un’atmosfera davvero magica.


In questo connubio senza fine tra scienza e arte mi si sono davvero lustrati gli occhi: indovinavo tra me l’aspetto delle piante acquatiche dai nomi scientifici impressi nelle decorazioni murali, e intanto, un po’ sperduto, controllavo… da che parte entrare! Per fortuna, un addetto assai cordiale mi ha fatto segno di entrare e far staccare il mio biglietto… altrimenti, conoscendo i miei ritmi, sarei rimasto con la testa per aria un altro quarto d’ora!

Eccomi finalmente tra le vasche: l’acqua gorgoglia con toni rilassanti tra filtri e pompe, le luci sono soffuse e solo le mostre dei vari pesci sono in piena illuminazione. Mi torna presto in mente un’altra visita più recente, fatta con un caro amico ed ex compagno del liceo: allora siamo stati fortunatissimi, nonostante il nostro giro sia stato quasi frettoloso. Eravamo infatti praticamente soli e ricordo che nell’acquario regnava un silenzio… degno dei suoi abitanti, che deve avermi in qualche modo suggestionato.
Purtroppo, non ci fu la stessa atmosfera lo scorso venerdì, ma del resto non si può avere tutto: il tempo per soffermarmi quanto mi piaceva su habitat e didascalie, di seguire il mio passo e perdermi via parlando a volte da solo coi pesci e interrogandoli ironicamente sulla loro natura. E comunque, al di là di tutto il vociare, fa piacere vedere così tanti piccoli visitatori, rapiti da mondi sommersi e questioni zoologiche!


Il percorso segue in pratica un circolo, itinerario che favorisce il frullare di tante domande, e la scusa che tanto è un giro breve e non ci si perde: avrò quindi fatto almeno tre ricognizioni in un’oretta… girando filmini, arrovellandomi sulle mie lacune di idrobiologia e malinconie di studente imbranato, e cercando di immagazzinare più informazioni possibile dai pannelli esplicativi (non sempre perfettamente fruibili in verità).
Come acquariofilo (quasi) mancato, ho pure osservato con sollievo la semplicità con cui sono allestiti i diversi habitat: fondo semplice di ghiaia o sabbia o pietra a seconda del caso, poche piante di quelle rustiche come le elodee o i prolifici muschi d’acqua, e lo stesso una buona riuscita di impatto estetico e confort per gli abitanti. Che debba forse lasciar da parte il perfezionismo e i confronti coi blasonati “aquascaper” del web, e ritentare prossimamente un acquario di casa… in stile milanese?

Se le specie dei mammiferi le conosco ormai a menadito, per quelle dei pesci e per le terminologie tecniche dell’idrobiologia (campo che mi affascina da sempre, nonostante il mostro della chimica che lo circonda) confesso di limitarmi a nozioni di base, che devo ancora prendermi il tempo di approfondire.
A voi basti sapere che io sono sempre più sintonizzato sull’acqua dolce piuttosto che sul mare, e che quindi le mie vasche preferite sono già da anni quella del Luccio (Esox lucius) – nella fotografia precedente – e in minor misura quella di comunità dedicata al Lario (di cui un ospite BarboBarbus barbus – nell’immagine di copertina).

Il percorso segue ovviamente un chiaro rigore scientifico e didascalico: si passa dai torrenti agli stagni, dai laghi alle acque salmastre… fino a giungere a metà percorso, all’ambiente marino. Sono quasi tutte specie autoctone e c’è poco di esotico, ma per questo sicuramente una vasca marina rimane impressa più delle altre: è ovviamente quella tropicale, che vedete nella foto di seguito.


Per il resto, nella sezione d’acqua salata spicca una vasca ad arco di cui non voglio farvi tante anticipazioni. Poi ci sono le grosse Orate (Sparus aurata) e Spigole (Dicentrarchus labrax), che loro malgrado ci piacciono soprattutto nel piatto, ma a me sono simpatiche anche da osservare. E che dire poi della Salpa (Salpa salpa) apparentemente innocua, ma che… non andrebbe affatto mangiata, per evitare di vederne di tutti i colori? Come già detto però, molto altro non voglio svelarvi, sugli animali!

Qualche vasca era in restauro, la scorsa volta: grandi assenti direi, il famoso Polpo (Octopus vulgaris) e i corpulenti Storioni (Acipenser sturio). Questi ultimi sono forse gli unici ospiti che mi hanno fatto una certa pena qualche anno fa: parevano malinconici e – strano per lo standard dell’Acquario – un po’ stretti nella loro vasca. Speriamo quindi, che stiano ricevendo qualche miglioria!

La passeggiata continua anche all’esterno, sul retro: qui si trova un piccolo labirinto di laghetti cintati da staccionate: qualcuna da mostra, qualcuna di utilità per pesci in ambientamento o malati, o in riproduzione.

Conclusa la sezione dedicata agli ospiti viventi, si scende al piano inferiore e si trova una mostra permanente: preparati dal sapore vintage con varie bestie acquatiche conservate nell’alcol e mascelle di squalo in vetrina si alternano con la consueta armonia a illustrazioni naturalistiche di grande pregio artistico ed estetico.
Qui ho scoperto la storia di una pioniera delle scienze naturali al femminile – Paola Manfredi (1889-1989) – che si dedicò tra l’altro ai primi studi sull’allevamento dei pesci ornamentali. A chi come me è appassionato di libri di animali vecchi e nuovi, non potrà sfuggire una copia esposta di un suo manuale sul tema, del 1934.


Per non mancare di altra varietà, risalendo al piano terra si può trovare una mostra temporanea: artistica, ma sempre con qualche legame col mondo acquatico e i suoi abitanti. In questo periodo è il turno di Submariner di Vanni Cuoghi: artista genovese, con le sue opere dai tratti onirici esposte appena accanto alle vasche dei pesci aggiunge anche lui un ulteriore tratto di magia e completezza a questo museo eterogeneo e sempre sorprendente.


Gita conclusa, curiosità appagate in ogni campo, sensi soddisfatti. A questo punto, non mi resta che invitare anche voi a fare quattro passi (o ancor di più) all’Acquario Civico di Milano. Per un’anticipazione visiva ulteriore, potete però anche cliccare qui, e dare un’occhiata al piccolo film… subacqueo, che ho montato per il mio canale di YouTube.

3 risposte a “Quattro passi all’Acquario Civico di Milano”

  1. Stavo già pensando di andarci in questi giorni, ma non ero sicura… Il tuo articolo mi ha convinto del tutto!

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    1. Grazie per il commento! Sono contento di averti convinta, è un luogo molto interessante davvero. Buona gita.

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  2. […] Manfredi, e di che manuale sto parlando?Beh, allora forse vi conviene ridare un’occhiata a questo mio articolo della passata estate, e magari vi consiglio anche di farvi un giretto all’Acquario Civico di Milano. Lo vedrete […]

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