Come si intitolava quel libro con un bel procione illustrato sulla copertina? Sembrava proprio interessante! Eppure, qualche anno fa, quando proprio la sua copertina ammiccava tra le proposte di una libreria online, lo lasciai da parte, non avendo ben capito quale fosse il suo argomento principale. Guarda caso, un lampo d’immaginazione legato ai miei ultimi studi me lo fa tornare in mente di recente, ma appunto… non ne ricordo più il titolo! Si sa però, che spesso il destino provvede da sé…
Una gita autunnale in dolce compagnia, e anche in quel di Lodi non ci facciamo scappare un giretto in libreria: eccolo qui, ecco che mi salta in mano il libro misterioso! Per giunta, è a metà prezzo. Visto che non è proprio un testo economico… come farselo scappare, adesso?
“Hungry Hollow è in nessun luogo e ovunque”. Questa è la frase con cui lo scienziato canadese A. K. Dewdney introduce il suo saggio. Praticamente, in meno di duecento pagine, l’Autore ci trasporta con una certa efficacia attraverso tutte le principali branche delle scienze naturali. Mi ci vuole poco per farmi prendere da questo genere di contenuti, che del resto sono sempre stati la mia passione fin dall’infanzia.
Lettori di cose lievi, vi avverto: queste sono “appena” duecento pagine, ma decisamente fitte, piene di termini specifici e concetti scientifici, che forse richiedono una certa preparazione naturalistica alla base, per lo meno come amatori. Per il resto, lo stile è assolutamente avvincente, e il saggio scivola nel racconto romanzato e viceversa, accompagnandoci in un insieme di vicende appassionanti, di fatti di cultura irrinunciabili per qualsiasi appassionato di storia naturale.
Il torrente Hungry scorre attraverso questa valle canadese immaginaria, e col flusso dell’acqua, un flusso di storie altrettanto continuo, complesso e impetuoso, comincia ad articolarsi per noi lettori. Arriviamo a percepire e vedere ogni singola molecola d’acqua, a comprendere i legami tra atomi di idrogeno e di ossigeno come fossero vere e proprie vicende umane, alla prima origine della vita. Ogni strato di argilla ci racconta la sua esistenza complicata, e così dalla chimica passiamo alla pedologia, alla geologia e alla mineralogia soffermandoci su un antico masso di granito che sporge al margine del bosco.
Quante storie ancora sono racchiuse sotto gli strati profondi del terreno, intrappolate nelle rocce antiche? Ottimo spunto per un balzo indietro nel tempo, a buttare un occhio sulle avventure tormentate dei trilobiti e a svelare così alcune curiosità a tema di paleontologia, oltre che ancora di geologia.
Nessun attore della meravigliosa storia del mondo è lasciato da parte, così seguiamo alghe unicellulari che interagiscono con protozoi (ecologia, protozoologia), muschi quasi invisibili che emanano le loro spore ed enormi alberi che nascono e muoiono maestosamente nella grande foresta (botanica), fino ad arrivare ai complessi discorsi degli uccelli, alle avventure di un rospo americano e a quelle del nostro amico procione, personaggio che spesso tornerà a darci spunti vari, che culmineranno non solo con la zoologia, ma anche con i problemi di etologia, di evoluzione e dunque di genetica: tutti temi che spesso confinano con la filosofia.
Il filo del discorso, alla fine, è tenuto unito da un profondo messaggio ecologico: tutto in natura è collegato, tutto va compreso, tutto va protetto. Anche a discapito di concetti che la nostra mente umana tende ad eliminare, ad entità che consideriamo insignificanti oppure sgradevoli, che però sono tali solo all’apparenza: è il caso ad esempio dei funghi, dei batteri e di tutti i cosiddetti decompositori, che svolgono un lavoro scomodo eppure indispensabile, e ci accompagnano per sentieri ancora nuovi tra micologia e microbiologia…
< Venire assorbiti da batteri o da funghi non è disonorevole, è una dolce dissoluzione dei propri componenti chimici. Il riciclaggio è la via dell’aldilà >.
In certe fasi del racconto, l’Autore ci accompagnerà in un viaggio nel tempo. Eppure, il viaggio più pregnante, a tratti straniante e non sempre facile da comprendere, è quello che affronteremo nello spazio. Dianne, una biologa disoccupata che si reinventa un mestiere e una vita, sarà la nostra guida: insieme a lei non solo spieremo la vita privata di Lotor (il già citato procione), ma scivoleremo in mondi dimensionali al limite del magico in cui ci ritroveremo intere molecole tra le mani, in cui penetreremo gli stomi delle piante come fossero porte di fabbriche intere, in cui osserveremo lo sbattere delle ciglia di un qualche protozoo a caccia dalla stessa prospettiva con cui normalmente possiamo osservare l’ondeggiare della proboscide di un elefante.
Abbiamo appena parlato del furbo procione rivolgendoci a lui come Lotor, giusto? Esattamente, perché lui è proprio Procyon lotor, per gli zoologi! Questo uso disinvolto e spesso divertente del linguaggio tecnico proprio delle scienze biologiche da parte di Dewdney (e dunque delle lingue morte, che tuttora mi affascinano per via dei miei trascorsi da liceo classico), trovo che rappresenti un altro tratto unico e straordinario del nostro saggio. Queste prospettive, aprono infatti le porte anche ad un discorso di linguistica, irrinunciabile se si vuole comprendere il linguaggio della natura insieme a quello dell’uomo, che di essa è lo studioso.
< Benché tutti noi rifuggiamo in una certa misura dai termini scientifici, vi sono ottime ragioni per usarli, e persino giocarci un po’ >.
Se, aguzzando lo sguardo, sul carapace di una tartaruga scopriamo un mondo microscopico fatto di alghe e microorganismi che vi pullulano in un ulteriore livello di forza vitale, ancora una volta le scienze umane a braccetto con le scienze naturali ci richiamano ad una conoscenza davvero completa del nostro mondo, ora con la mitologia: tanto per i mistici indù quanto per i nativi americani, è la Terra stessa che poggia sul dorso di un’enorme tartaruga!
Che metafora racchiude tutto ciò? Dove si separano davvero le nozioni tecnico-scientifiche e quelle tradizionali, quando il nostro comune obiettivo punta ad un rapporto davvero consapevole con la natura nella quale siamo immersi? Dianne giungerà alle sue conclusioni e ve le racconterà… ma adesso tocca a voi addentrarvi in questa bella lettura!
Con tutta questa varietà di argomenti, concentrata con tale grazia narrativa e completezza scientifica in un comodo formato quasi da viaggio (di Bollati Boringhieri, prima edizione 2005), non nascondo che Hungry Hollow sia con tutta probabilità il più bel libro a tema naturalistico che abbia letto, per lo meno negli ultimi anni. Un peccato davvero, non averlo scoperto prima!


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