Sei mesi di AIFAO: il mio ruolo inaspettato al convegno dei pennuti

Se in questa immagine di copertina sembro inseguito da un emù, ebbene… è vero, almeno in parte. Se non altro, questo imponente pennuto australiano è uno degli ospiti “a piede libero” di Zoo Varese, e tra i più curiosi, particolarmente socievoli col genere umano.

E quella volta – il mese scorso – a Zoo Varese non stavo semplicemente sbirciando tra le strane creature in esposizione, né tampinando di domande lo staff in merito a future aggiunte o meno al mio zoo privato, o approfittando di fare scorta di mangime per i miei protetti. Stavo proprio gestendo cose, io: mi son trovato infatti a “mettere ordine” tra i partecipanti all’ultimo Convegno AIFAO 2026 – il seguito di quella interessante giornata di approfondimento sui Galliformi che si è tenuta al Parco Faunistico Le Cornelle nello scorso mese di marzo.

Ammetto che non me lo sarei aspettato: nei giorni seguenti al curioso workshop tra fagiani, hocco e polli variamente esotici, sono stato contattato dai coordinatori, al che Maurizio, nientemeno che dalla Sicilia, mi dice: “abbiamo notato che sei stato tra i più interessati all’argomento, pensiamo saresti un buon delegato per la regione Lombardia”.

Così, un po’ incredulo essendo io un “pivello” nel campo ornitologico (nonostante la passione zoologica che mi accompagna fin dall’infanzia), accetto il mio ruolo amministrativo come punto in più per il mio curriculum tra le bestie. Ed ecco che arrivo a Varese, al tanto atteso primo giorno di convegno e… non faccio in tempo a parcheggiare che squilla il telefono: dalle terre etnee, Maurizio e colleghi mi comunicano la loro assenza, a causa dei capricci del grande vulcano e dei disagi all’ultimo momento che ha procurato ai voli aerei.

E ora, cosa avrei dovuto fare… praticamente solo e senza visi noti?
Menomale che Zoo Varese è un posto che conosco bene, e a mia volta sono noto allo staff: inizio a farmi notare, fisso un punto di ritrovo e ci raduniamo tutti al punto giusto. Grazie anche alla provvidenziale addetta, che ci ha muniti di utilissimi pass con nome, tanto per ricordarci chi siamo, tra persone che si incontrano in un solo weekend da ogni parte d’Italia.

Non ci vuole molto però che iniziamo a chiacchierare, e mi rincuora sapere che non sono proprio il più giovane, ma c’è anche una coetanea, che ringrazio per i begli scambi a tema fagiani e non solo (ebbene sì, anche gerbilli e sorcetti vari). Per il resto, noto gente più matura e rodata, ma anche chi da poco si è avvicinato all’ornicoltura e mi racconta di covate e fughe e ritorni, di anatre, oche, cigni e varie specie e mutazioni.

Arriva poi il signor Lamperti e ci porta in esplorazione, negli angoli più “segreti” di Zoo Varese: scopriamo allora le voliere riparate alla vista del pubblico, dove diverse coppie di pennuti particolari – dai pappagalli ai rapaci – custodiscono le loro uova e nidiate. Particolare fortuna per i barbagianni, che ci racconta essere stati estremamente prolifici in questa annata riproduttiva!

Nel frattempo, prendo nota – allungo lo sguardo nelle voliere di quarantena e nei box d’emergenza destinati ai diversi animali, e approfitto della situazione particolarmente “familiare” per fare il mio reportage fotografico in maniera meno furtiva che in veste di visitatore di passaggio. Così, si prestano al mio obiettivo gli assioli dall’occhio color porpora, le particolari oche cereopsidi, e i turaci e le amazzoni e i bei cigni e altri acquatici che – chissà – forse un giorno potrò osservare e allevare io stesso in un contesto ampio e idoneo.
Come al solito, mi perdo a fotografare e a “intervistare” ogni bestia possibile, e solo in ritardo mi accorgo dell’ottimo rinfresco organizzato dallo staff… e menomale che mi fermo un secondo, tra brioche salate e qualcosa da bere!

Me la prendo, in fin dei conti, forse fin troppo comoda e… a sera, mi ritrovo ad attraversare mezza Lombardia per raggiungere il ristorante scelto per la cena!
Arrivo al tavolo un po’ rattrappito e trafelato dalla guida, ma va tutto bene: i conti tornano tutti, nonostante le varie disdette, E così, io mi metto nei panni di buona forchetta, oltre che di appassionato di animali: ammetto la mia esperienza limitata, e tra un salume locale e una fetta di pizza, ascolto di avventure e viaggi alla ricerca di strani uccelli di pregio, e di coppie pennute più o meno scoppiate (cosa che purtroppo non mi è ignota), e di covate sulle quali si passano annate intere ad incrociare le dita, e di specie e varietà da conservare in un comune sforzo tra allevatori e appassionati.

Confesso che al ritorno avrei voluto far tappa direttamente a Le Cornelle e mettermi a dormire – chissà, magari al riparo nella casa delle giraffe – ma alla fine sono arrivato a casa ancora in forma, e soprattutto con la pancia ben piena.
La mattina dopo, mi son fatto trovare già presto alle porte del giardino zoologico, pronto per la visita – per me ennesima, in verità – e la seconda parte del convegno.

Per quanto mi riguarda, poco ci manca che conosca gli animali de Le Cornelle anche per nome proprio, quindi me la sono presa comoda e autonoma nel tour, dando precedenza all’arrivo più nuovo tra le specie di importanza conservazionistica: gli okapi, che ho apprezzato pur avendoli già incontrati in altre strutture zoologiche estere, ma in effetti mai così da vicino, a distanza di vetrina e scatto fotografico, pur rudimentale al cellulare.

Il cuore del convegno è stato poi ancora una volta animato dalla coppia Iemmi & Zanardi, veterinari e specialisti di uccelli esotici che anche stavolta ci hanno intrattenuti con esaurienti presentazioni sulla miglior gestione dei nostri beniamini alati: la parte più preziosa a parer mio – almeno per quanto riguarda i miei interessi etologici e fisiologici – è stata quella sulla nutrizione degli anatidi, che spesso viene ascritta ad un unico calderone gestionale, ma presenta interessanti sfide volte a soddisfare le vere esigenze delle varie specie di cui intendiamo prenderci cura. Si fa presto a dire anatra, insomma!

In conclusione, non posso che ringraziare anche la simpaticissima prole dei veterinari, in veste di piccola banditrice della lotteria! Un numero fortunato, e anch’io mi son portato a casa un gadget tutt’altro che effimero: una bella borraccia firmata AIFAO, che conservo ora con cura, vista anche la sua ottima fattura. Detto ciò, spero vivamente che la raccolta fondi abbia dato i suoi frutti, e non mi resta che augurarci… alla prossima puntata “made in AIFAO”!

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